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Amici di Mariele cooperativa sociale onlus | Vicolo Parco sud 2 | 40018, San Pietro in Casale (BO)
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testo
“Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera,
lasciata all’iniziativa privata e ai comuni.
La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola
è indipendente dal controllo dello Stato”
Antonio Gramsci, Grido del Popolo, 1918
domenica 12 luglio 2020
Consigli per letture estive: "Non date le dimissioni" di Mario Chiarapini
mercoledì 24 giugno 2020
Ripartire dall’educazione. Che cosa ha imparato la scuola in questo lockdown (di Elena Ugolini)
Elena Ugolini è preside del Liceo Malpighi di Bologna ma è stata in pasato anche membro della cosiddetta “Commissione dei saggi” che preparò la riforma Berlinguer nel 2000 e sottosegretario dal 2011 al 2013 al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il Ministro Francesco Profumo durante il Governo Monti.
lunedì 15 giugno 2020
Mario Salisci "Famiglia e scuola sono state i due fronti cruciali della crisi Covid"
Associazione Articolo 26 ha recentemente organizzato una interessante intervista a Mario Salsci, tutta da ascoltare, su famiglia e scuola in una società che dovrebbe avere che priorità la crescita ed il bene dei bambini e ragazzi.Foggia, incontro con il sociologo Mario Salisci
Mario Salisci è Sociologo e formatore, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Sociologia della Famiglia all'Università Lumsa di Roma e Direttore dell'Istituto di Cultura e Lingue delle Marcelline di Genova. Collabora con il Miur e con il Coni per la ricerca sui Licei Scientifici a Indirizzo Sportivo e come esperto sociologo per il Monitoraggio dei LiSS Italiani. Dal 2008 collabora con diverse istituzioni, enti pubblici e organizzazioni private come ricercatore e formatore e offre percorsi di coaching individuali.
Nel 2016 è stato nominato Membro Onorario dell’Associazione Medici Cattolici Italiani - AMCI, per il contributo dato agli obiettivi etici e culturali dell’Associazione. Nel 2012 è stato premiato a Denver negli Stati Uniti dall’American Association for the Study of Religion per la ricerca The Power of the Prayer, nell’ambito del convegno dell’American Sociological Association. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue.
mercoledì 29 febbraio 2012
Family e Media: educare attraverso la conoscenza ai nuovi media
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| http://www.familyandmedia.eu/it.html |
martedì 28 febbraio 2012
Comincia la rivoluzione dell'apprendimento, di Sir Ken Robinson
Suggeriamo la visione di questo video ""le risorse umane sono come le risorse naturali, stanno in profondità" Per i sottotitoli clicca su tasto "subtitles in" e configura i sottotitoli in italiano.
Il video è tratto dalla nota trasmissione americana di divulgazione scientifica "Ted Talk" e tratta del fondamentale ruolo della scuola e dell'educazione.
mercoledì 30 novembre 2011
SCUOLA STATALE O SCUOLA NON STATALE? Alcuni contributi
Il tema della scuola statale o non statale è da molti anni al centro di un forte dibattito che, a volte, ha assunto anche i toni dello scontro ideologico.domenica 13 novembre 2011
Appuntamenti per approfondire il tema dell'educazione
Come potete ben comprendere si tratta di un tema su cui anche la
nostra Associazione si sta impegnando e per questa ragione suggeriamo vivamente la partecipazione
a questo incontro. Ben consapevoli delle difficoltà che ci sono per organizzare
i tempi familiari, ci sentiamo anche di consigliare (se è possibile) la partecipazione di entrambi i coniugi proprio perché la responsabilità educativa è di entrambi.venerdì 11 novembre 2011
Educare ad un io "veramente libero" e "liberamente vero"
(....) L’educatore, quindi, è “responsabile della nascita di un io, non semplicemente libero, ma veramente libero perché liberamente vero”.
L’educazione non può ridursi alla mera “istruzione”, in quanto al vero educatore non interessa tanto che l’educando “apprenda qualcosa” ma che “diventi qualcuno”. Perché l’educazione ritrovi un profilo umano alto è necessaria la testimonianza da parte dell’educatore: essa non è un semplice insegnamento che tocca solo l’intelletto ma deve toccare intimamente la persona.
La coerenza dell’esempio di vita è una via obbligata per l’educatore. Se questi “contraddice con il suo comportamento ciò che propone, normalmente la sua proposta non ha alcuna forza”. Non si può pretendere che l’educatore non sbagli mai, tuttavia, “riconoscere lo sbaglio è profondamente educativo”, ha osservato il cardinale. Un’altra dimensione della responsabilità dell’educatore consiste nella “responsabilità di testimoniare la verità circa il bene della persona”, come fece Socrate, definito da Caffarra “il primo grande educatore in Occidente perché contro il potere ha testimoniato la verità circa il bene della persona, fino a subire la morte”.
Tre sono, in definitiva, le responsabilità dell’educatore:
1) “la responsabilità della nascita di un io veramente libero e liberamente vero”;
2) “la responsabilità della custodia della verità circa il bene della persona”;
3) “la responsabilità della testimonianza alla verità circa il bene dell’uomo”.
Secondo Caffarra, la sorgente di questa triplice responsabilità dell’educatore, è rappresentata – sulla scia di quanto scriveva Romano Guardini – dalla responsabilizzazione dell’educando, considerato nella sua straordinaria unicità. Ed è soltanto l’amore cristiano che permette di cogliere questo aspetto, poiché “l’educazione è un affare del cuore”, ha poi concluso Caffarra, citando San Giovanni Bosco.
mercoledì 5 ottobre 2011
Il saluto di S.E. Card. Carlo Caffarra, in occasione dell'avvio della nostra attività educativa
Carissimi,
il programma di apertura mi piace molto: complimenti.
Vi porto con me nella preghiera davanti alla Madonna.
Avanti dunque con coraggio: “ciò che farete al più piccolo dei miei fratelli, lo fate a Me”.
Spero che il Signore mi conceda quanto prima di venirvi a trovare.
+ Carlo Card. Caffarra
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Approfittiamo per rivolgere al ns. amato Cardinale i più sentiti auguri di pronta guarigione dal piccolo malanno che lo ha colpito in questi giorni.
Con affetto e profonda stima,
Ass. Amici di Mariele
giovedì 11 agosto 2011
Mattone su mattone....
lunedì 16 maggio 2011
Cento (FE) : Conferenza di S.E. Card. Carlo Caffarra sui temi educativi

Giovedì 19 Maggio 2011, ore 21.00 presso il Centro Pandurera
Teatro Fondazione Teatro G. Borgatti, via XXV Aprile 11, Cento (FE) (tel. 0516858911)
si terrà la Conferenza di
S.E. Cardinale Arcivescovo Carlo Caffarra
sul tema "L'emergenza educativa"
Organizzazione "Collegiata San Biagio di Cento"
Ingresso libero
domenica 7 novembre 2010
Il nostro progetto educativo - anno scolastico 2011/12
Ti presentiamo qui una veloce sintesi del nostro Progetto Educativo, consapevoli che non è possibile restringere in sole quattro pagine un argomento così importante. Però è altrettanto importante avere sin dall'inizio una chiara visione del nostro progetto.



lunedì 18 ottobre 2010
Giuseppe De Rita: "Questa è l’Italia delle pulsioni: smarrito il senso etico" Corriere della Sera 13/1010 pag. 27

di Paolo Conti (fonte: Corriere della Sera)
«Guardi, forse un anziano signore come me, ormai approdato ai 78 anni, può fidarsi dell' autoregolamentazione etica, di un timone morale soggettivo... perché c' è l' esperienza di vita, la conoscenza che si accumula, l' età che ti aiuta a non farti trascinare chissà dove. Ma se sei un ragazzino privo di norme interiori consolidate, allora veramente può succedere che tenti di ammazzare qualcuno con un pugno per una banale discussione mentre sei in fila alla biglietteria della metropolitana...». Giuseppe De Rita è un termometro ambulante della salute sociale italiana. Da più di quarant' anni non fa che misurarla a colpi di rapporti Censis, seguendo giorno dopo giorno piccoli cambiamenti puntualmente destinati a lievitare in fenomeni di massa. Da tempo il sociologo avverte: guardate, stiamo vivendo la stagione più acuta del soggettivismo etico, tutti giudicano le proprie azioni e adottano decisioni morali in base a un criterio assolutamente personale. La ragione? De Rita risponde con la pacatezza di sempre, ma nel sottofondo si avverte molta amara preoccupazione: «La storia del tassista milanese pestato a sangue per aver investito un cane, questa donna che a Roma finisce in coma per il pugno di un ragazzo... So che l' esercizio logico può essere complicato, ma non siamo così lontani dal balconing». Ci aiuti a capire come e perché, professor De Rita: «Da sempre la nostra società è stata regolata da norme ben precise. Attenzione: qui non parlo semplicemente di leggi scritte e di codici, di vigili urbani o di carabinieri. Mi riferisco a regole interiori che strutturano la personalità, la rendono solida...». Il professore ha ben chiaro l' iter che conduce una generazione di ragazzi a tentare la scommessa del salto del balcone così come a considerare un' aggressione quasi un gesto normale (infatti il ragazzo della metropolitana romana chiede agli inquirenti, dopo aver ricostruito l' episodio, «e adesso posso andare?»). Ecco qui la strada, secondo De Rita: «C' era la scuola che insegnava non solo le materie ma anche a vivere. C' era il padre che premiava e puniva. La madre che riprendeva la figlia troppo "disinvolta". Ovviamente c' era la Chiesa che imponeva un vincolo morale di natura religiosa. Infine le autorità, che provvedevano al resto. Ma dalla fine degli anni Sessanta in poi tutto è lentamente e irrimediabilmente cambiato. Ormai tutti quei referenti che dovrebbero, in qualche modo, "rappresentare la legge" e farla rispettare sono diventati evanescenti». La conseguenza concreta, secondo l' analisi di De Rita, è visibile in quelle aggressioni tanto violente quanto inumane nella loro insensatezza: «Siamo nell' impero delle pulsioni interiori non più regolabili proprio da quelle norme che da sempre le contenevano. Quindi io posso rischiare la mia vita saltando da un balcone per il gusto di una scommessa e posso anche aggredire chi mi irrita e mi offende. L' unico metro morale sono io stesso. La parola "sregolato" rende bene, "s-regolato", privo di regole. Potrei dire che, in questo senso, siamo diventati tutti un po' matti proprio nell' accezione che si attribuiva un tempo a quella parola. Il matto, in fondo, era colui che rifiutava confini e argini». La radice di questa sorta di anarchia collettiva, di cancellazione dei capisaldi interiori va cercata, secondo De Rita, nell' irripetibile e mitizzata stagione a cavallo tra gli anni 60 e 70 che modificò per sempre la società italiana: «Uno degli slogan del Sessantotto era "la norma ci uccide". Ecco qui, dove vogliamo cercare? Ricordo anche una suggestiva risposta, credo, di Toni Negri: "Io non voglio rispettare la norma dei giudici naturali, voglio un giudice che mi capisca". L' esplosione del soggettivismo etico comincia con la rivendicazione dell' Io come arbitro unico della propria vita. Io sono il Principe di me stesso e se ho qualche pulsione la soddisfo. Sono io il padrone del mio corpo. Decido io se avere un figlio o abortire... Sono anche il padrone di mia moglie o la padrona di mio marito». Restando in questo solco, sostiene il sociologo, si approda anche all' indifferenza di chi assiste a queste scene. Alla assoluta imperturbabilità dei passanti che, alla stazione della fermata Anagnina sfiorano quella donna ormai in coma e non si fermano. Cosa è, professore, abitudine alla marginalità, a certi ultimi che vivono sdraiati un po' ovunque? «No. Qui dobbiamo tornare al soggettivismo etico. Il ragionamento: io non mi fermo perché quel tempo a disposizione è mio, solo mio, dunque non vale la pena che io mi chini a capire cosa sia capitato a quella donna perché non mi riguarda. E nessuno può giudicarmi». Il quadro complessivo, senza moraleggiare, è allarmante. Pensa che possa esserci una via d' uscita? «Il semplice aumento della dimensione punitiva della legge non risolve il problema proprio per l' assenza di una norma etica interiore di riferimento. Si può lavorare per far ritrovare quei riferimenti che ho definito evanescenti. Ma occorre tempo, volontà. Soprattutto nel capire che la "meravigliosa" stagione della "liberazione" dalle regole è finita. Semplicemente perché quelle norme non ci sono più».
martedì 11 maggio 2010
Sintesi intervento di S.E. Card. Carlo Caffarra, 3 maggio 2010 sui temi dell'Educazione
Convegno FISM, Teatro dell’Osservanza - Imola (BO)
Sintesi tratta dall'intervento completo scaricabile all’indirizzo : http://www.caffarra.it/convegno030510.php
(....)
Essenzialmente il rapporto educativo è un rapporto fra un’autorità ed una libertà.
Il contenuto di questo rapporto è costituito dall’offerta di una proposta di vita fatta dalla persona autorevole alla persona in formazione.
Che cosa si intende per "proposta di vita"? Se paragoniamo la vita alla costruzione di un edificio, ciò che è il progetto per l’edificio è la "proposta di vita" [che costituisce il contenuto del rapporto educativo] per la persona educanda.
In queste semplici osservazioni è racchiuso tutto: il compito, la responsabilità, la gioia di educare. Ma anche i gravi problemi.
Esistono alcuni presupposti che implicitamente o esplicitamente devono essere ammessi dall’educatore, altrimenti la relazione educativa non può neppure essere istituita, o rischia comunque di isterilirsi.
→ La libertà ed il suo esercizio non è un assoluto al di sopra del quale e prima del quale non esiste nulla. Mi spiego con un esempio molto semplice. Hitler e Madre Teresa hanno vissuto secondo un progetto esistenziale liberamente scelto e realizzato. Sono sicuro che nessuno di voi però pensa che sia la vita di Hitler che la vita di Madre Teresa meritano lo stesso giudizio, dal momento che ambedue erano liberamente vissute.
L’esempio ci fa capire una cosa di fondamentale importanza. Esistono progetti di vita buoni e progetti di vita cattivi. O – il che equivale – esiste una verità circa ciò che è bene e ciò che è male, che precede l’esercizio della nostra libertà e in base alla quale esso è giudicato.
Perché una persona si assume il compito e la responsabilità di fare ad un’altra una precisa proposta di vita? Perché ritiene che questa proposta sia vera: dica cioè la verità circa ciò che è il bene e il male della persona. Ed anche perché ritiene che l’altro possa sbagliarsi nel progettare la sua vita: siamo al secondo presupposto.
→ La persona umana nasce avendo nel cuore un desiderio illimitato di beatitudine, e in questo desiderio di beatitudine la mano creatrice di Dio ha seminato una inestinguibile sete di verità e di bontà. La persona umana, quando giunge nel mondo, è come una grande promessa che può essere realizzata e può essere delusa. Non può essere lasciata a se stessa: ha bisogno di essere, e chiede di essere aiutata a realizzarsi nella verità e nel bene. L’atto educativo nasce dalla condivisione del destino dell’altro. Non una condivisione qualsiasi, ma che si concretizza precisamente nell’indicazione della via che porta alla beatitudine.
→ Tutto questo comporta da parte dell’educatore una visione della persona umana; l’educatore deve saper rispondere alla domanda: chi è l’uomo? Il rapporto educativo si radica sempre in un’antropologia.
A questo punto abbiamo tutti gli elementi per definire il rapporto educativo dal punto di vista della fede cristiana.
Esso si istituisce quando l’educatore fa alla persona educanda la proposta cristiana della vita. È fondamentale capire che cosa significa "proposta cristiana della vita".
Gli storici dell’arte cristiana ci dicono che sui più antichi sarcofagi Cristo era spesso raffigurato sotto la figura del filosofo e del pastore. Tralasciamo la considerazione della seconda raffigurazione, e riflettiamo sulla prima.
(....)
Due precisazioni importanti. La proposta cristiana non si aggiunge estrinsecamente alla realizzazione della nostra umanità, ma è la modalità della perfetta realizzazione della medesima. Quando poi si parla di "vita umana" si intende tutto ciò che concretamente costituisce la trama della nostra vita quotidiana. L’educazione dunque cristiana si definisce in riferimento alla proposta di vita propria della visione cristiana [cfr. art. 2 della Carta formativa].
Possono sorgere dentro di noi a questo punto due difficoltà nei confronti della definizione cristiana di educazione.
La prima: in un contesto sempre più pluralistico, anche dal punto di vista religioso, non è contrario ad una pacifica convivenza sociale educare la persona ad una forte identità? Questa difficoltà fa parte oggi del comune sentire, e sembra essere come una specie di dogma indiscutibile. In realtà è profondamente disumana e disumanizzante. Per varie ragioni. Ne accenno alcune.
Essa parte da una visione astratta della persona umana, cioè falsa. Ogni persona umana nasce all’interno di una cultura e di una tradizione. Realizza cioè la comune umanità nella molteplice diversità delle culture. La convivenza fra varie persone non si ottiene azzerando le diversità, credendo in questo modo di raggiungere la natura umana "pulita" da ogni incrostazione storica. Sarebbe come se, partendo dal fatto che di ogni uomo è proprio il linguaggio, si ritenesse che esista una sola lingua uguale per tutti.
Poiché è questa una visione astratta, non reale, ideologica, c’è un solo modo per proporla: imporla per legge. [cfr. il tentativo di una Costituzione Europea]. Pensare di creare comunione interpersonale, vera convivenza mediante le regole, è un’illusione. Se non altro perché non esiste regola capace di far rispettare le regole.
La seconda difficoltà: educare nel modo suddetto non è contro la libertà della persona? Anche questa idea che vede l’educazione e la libertà come due grandezze confliggenti è oggi comune, ma va rifiutata.
La libertà umana non è della stessa natura della spontaneità animale. La libertà umana è un auto-determinarsi, e quindi un scegliere in base alla conoscenza di ciò che scelgo. È la verità circa il bene e il male la radice della libertà. Il pensare che la libertà della persona possa nascere come per generazione spontanea da un terreno incolto, e che pertanto vada evitata ogni coltivazione della persona, è ignorare completamente i grandi dinamismi dello spirito.
(.....)




