
Perché l’educazione ritrovi un profilo umano alto è necessaria la testimonianza da parte dell’educatore: essa non è un semplice insegnamento che tocca solo l’intelletto ma deve toccare intimamente la persona.
La coerenza dell’esempio di vita è una via obbligata per l’educatore. Se questi “contraddice con il suo comportamento ciò che propone, normalmente la sua proposta non ha alcuna forza”. Non si può pretendere che l’educatore non sbagli mai, tuttavia, “riconoscere lo sbaglio è profondamente educativo”, ha osservato il cardinale. Un’altra dimensione della responsabilità dell’educatore consiste nella “responsabilità di testimoniare la verità circa il bene della persona”, come fece Socrate, definito da Caffarra “il primo grande educatore in Occidente perché contro il potere ha testimoniato la verità circa il bene della persona, fino a subire la morte”.
Tre sono, in definitiva, le responsabilità dell’educatore:
1) “la responsabilità della nascita di un io veramente libero e liberamente vero”;
2) “la responsabilità della custodia della verità circa il bene della persona”;
3) “la responsabilità della testimonianza alla verità circa il bene dell’uomo”.
Secondo Caffarra, la sorgente di questa triplice responsabilità dell’educatore, è rappresentata – sulla scia di quanto scriveva Romano Guardini – dalla responsabilizzazione dell’educando, considerato nella sua straordinaria unicità. Ed è soltanto l’amore cristiano che permette di cogliere questo aspetto, poiché “l’educazione è un affare del cuore”, ha poi concluso Caffarra, citando San Giovanni Bosco.
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