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testo

“Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera,

lasciata all’iniziativa privata e ai comuni.

La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola

è indipendente dal controllo dello Stato”

Antonio Gramsci, Grido del Popolo, 1918

domenica 8 settembre 2013

Con gioia, ripartiamo

Lunedì 9 settembre Casa Dovesi ritornerà a vivere della gioia dei bambini che, con tutto il loro entusiasmo, si cimenteranno nella loro avventura più importante: crescere nella conoscenza e nella responsabilità.
Siamo certi che il Prof. Dante Dovesi, da lassù, gioisce con noi di questa nuova piccola avventura che riparte.
L'appuntamento è, per chi volesse unirsi a noi, lunedì 9 settembre alle ore 8,00 davanti alla Chiesa Parrocchiale per un piccolo momento di preghiera, per poi, insieme, salutare l'avvio di questo nuovo anno



mercoledì 7 agosto 2013

Genitori: compiti per le vacanze. Pillole di orientamento familiare Fidarsi è bene! (5)

Con questa settimana concludiamo questa piccola rassegna estiva di "pillole di orientamento familiare" con un tema di grande importanza: quello dell'atteggiamento di fiducia nei confronti dei figli. 

Ce ne parla Saverio Sgroi, educatore e giornalista, responsabile del Centro di Orientamento & Mobilità ARCES di Palermo sul tema dell’educazione degli adolescenti.

Augurando a tutti un Buon Ferragosto, diamo a tutti appuntamento a fine mese per le notizie sulle attività autunnali.



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Saverio Sgroi

Fidarsi è bene. In educazione è ancora meglio


di Saverio Sgroi dal sul blog "La Sfida Educativa"





La fiducia è bene, il controllo è meglio. Così sosteneva Lenin, uno degli uomini che più hanno influenzato la storia del XX secolo. Effettivamente chi conosce un po’ di storia sa che il rivoluzionario russo mise in pratica fino in fondo queste parole. E purtroppo conosciamo le conseguenze che esse hanno avuto su milioni di persone.
Nonostante le parole di Lenin, la fiducia rimane probabilmente il fulcro di ogni forma di relazione; da essa dipende che un rapporto tra due persone si possa sviluppare, approfondire, cementare. Se è fondata sulla fiducia, una relazione può diventare fonte di gratificazione per chi ne è coinvolto direttamente. L’amicizia, l’amore, la fraternità, gli stessi rapporti tra colleghi di lavoro non reggerebbero se alla base non ci fosse la convinzione che ci si può fidare gli uni degli altri.
Chi potrebbe sostenere il contrario? Eppure oggi sappiamo quanto sia arduo parlare di fiducia. Spesso tocchiamo con mano la diffidenza, la paura, il tradimento, la delusione. “Ormai non ho più fiducia nel futuro“, mi confidava qualche giorno fa una giovane amica. Effettivamente, tra crisi economica, mancanza di lavoro, fragilità delle relazioni affettive, instabilità delle famiglie e via dicendo è oggettivamente difficile continuare ad alimentare la fiducia che il mondo possa essere migliore. Ma non è solo questo. Probabilmente alle difficoltà oggettive si aggiunge il fatto che abbiamo perso la sensibilità a percepire il bello e, di conseguenza, ad alimentare la speranza. Tant’è che incontrare una persona ottimista a volte ci sembra un’occasione più unica che rara.
Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sulle persone che, per motivi educativi, ci vengono affidate dalla vita stessa: i figli, gli studenti, i ragazzi in generale. È evidente che per trasmettere fiducia i primi che devono incarnarla e manifestarla con il proprio atteggiamento siamo noi adulti. Altrimenti il nostro lavoro educativo rischierebbe di essere falso e artificioso. E, di conseguenza, inefficace.
Ma c’è dell’altro. Nutrire un sentimento di sfiducia nei confronti della vita ci renderebbe probabilmente anche incapaci di attuare un comportamento che, nell’educazione, è fondamentale per far crescere i ragazzi e renderli autonomi: concedere loro la nostra fiducia, accettare il rischio che possano sbagliare.
Il secondo punto del decalogo dell’educatore, su cui mi vorrei soffermare oggi, tocca proprio questo aspetto: “Mostra fiducia, con il tuo atteggiamento prima che con le parole. Forse non eviterai l’errore ma avrai fatto crescere una persona“.
Ricordo ancora la paura di una mamma che avrebbe dovuto iscrivere all’università la figlia diciottenne, la quale si stava apprestando a fare gli esami di maturità: “conosco mia figlia, so già che se non vado io a iscriverla perderà sicuramente un anno. Lei è fatta così.”.
Lei è fatta così, ripeteva la signora. Ma, c’è da chiedersi, chi ha fatto sì che la ragazza rimanesse così incapace di badare a sé stessa. Non avrebbe fatto bene, la madre, a farle correre il rischio di perdere un anno di studio, pur di farla crescere su un punto così importante? Che autonomia potrà avere nella vita una ragazza che non è neanche in grado di provvedere da sola all’iscrizione all’università?
“I miei genitori sono oppressivi, mi soffocano, si preoccupano troppo e credo sia indice di sfiducia nei miei confronti”. Così mi diceva qualche tempo fa una ragazza, che si lamentava dell’eccessiva apprensione mostrata dai genitori nei suoi confronti. “Mi piacerebbe che mi facessero sbagliare qualche volta”, continuava. Ecco un altro esempio di quello che ci stiamo dicendo.
Quando ho l’occasione di incontrare i genitori e di parlare loro di comunicazione con i figli, mi capita frequentemente di fare un esempio che potrà sembrare forse semplice e banale ma che probabilmente racchiude il segreto di un rapporto positivo con loro. Un modo di agire che salvaguarda sia il comprensibile timore che i figli, sbagliando, si facciano del male, sia il diritto che questi hanno di sbagliare per far tesoro dei propri errori. Avete presenti quelle signore che vanno in giro con un mini-cane legato ad un guinzaglio che ha il magico potere di allungarsi e accorciarsi alla semplice pressione di un tasto? Il cagnolino si sente libero di scorazzare in lungo e in largo fino a quando, fiutato un pericolo imminente, la padrona schiaccia il tasto e riaggomitola la corda che lo lega al collare. E il cane torna nel “raggio d’azione” del proprio padrone, al sicuro da ogni pericolo.
È chiaro che si tratta di un esempio e come tale lascia il tempo che trova. Ma probabilmente rende un po’ l’idea di quello che significa per un genitore lasciare ai figli la giusta autonomia che permetta loro di fare esperienza, di imparare, di sbagliare, intervenendo soltanto laddove il rischio di farsi male inizia a preoccupare seriamente.
Qualcuno obietterà che con i figli più grandi non sempre funziona così. È vero. Bisognerà trovare allora altre modalità. Ma rimane comunque la necessità di permettere ai ragazzi di poter sbagliare. Impedirglielo significherebbe rallentare e a volte bloccare irreparabilmente la loro maturazione affettiva e caratteriale.
Che imparino a prepararsi lo zaino da soli; e se un giorno dimenticano per l’ennesima volta il vocabolario di latino, meglio che prendano quattro nella versione piuttosto che scapicollarci noi per portarglielo a scuola.
Che imparino a rifarsi il letto; è scandaloso che a sedici anni non sappiano farselo perché ci ha sempre pensato la mamma.
Che sappiano farsi da soli i calcoli per arrivare a fine mese con la paghetta che diamo loro. All’inizio sbaglieranno ma impareranno poco a poco a gestire i soldi.
Che sentano la nostra fiducia quando chiedono di uscire con gli amici. Se ci dicono che rientreranno a mezzanotte, non iniziamo a chiamarli già dalle dieci per verificare se si stanno avviando verso casa.
Condividiamo con loro le regole, rendiamoli partecipi dei programmi, anche se sono ancora troppo giovani. Il sentirsi coinvolti accresce in loro l’autostima e anche la stima che hanno nei nostri confronti.
Sono solo esempi di quello che significa dare fiducia ai ragazzi. Non è facile, perché il desiderio di sostituirci a loro è sempre latente e pronto a manifestarsi al primo timore che non riescano a farcela da soli. Eppure non abbiamo altra strada se vogliamo farli diventare grandi. E se vogliamo che imparino a usare bene uno dei doni più grandi che sono stati dati loro: la libertà.


Estratto dal blog: La Sfida Educativa di Saverio Sgroi


mercoledì 31 luglio 2013

Genitori: compiti per le vacanze. Pillole di orientamento familiare Punizioni o elogi? (4)

Questa settimana proponiamo una riflessione sul tema dell'atteggiamento nelle occasione dei rimproveri: punizioni o elogi?

In questa riflessione ci aiuta un articolo di qualche mese fa  a firma di Giulia Zaiino, sulla sezione del "Corriere della Sera - Educazione dei Bambini", in interviene anche il Prof. Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatria, psicoterapeuta che negli anni '90 è stato nominato dal Consiglio Superiore depsichiatria, psicoterapeutalla Magistratura Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni.

E' direttore dell’Osservatorio Giovani IPRASE di Trento e Direttore scientifico della collana "Adolescenza, educazione, affetti" dell'editore Franco Angeli Editore di Milano. Nonchè  nel 2012 ha diretto la collana "La Biblioteca dei genitori" del Corriere della Sera.

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Giulia Ziino

Per i figli altro che punizioni. Meglio gli elogi e gli abbracci.


Gli psicologi Usa: la severità rende aggressivi. La sanzione non deve mortificare, ma il dialogo non serve


Educazione dei bambini
Madre tigre addio, ora vince l'approccio gentile. Si chiama «terapia di interazione tra genitori e figli» ma, più semplicemente, è la tendenza, propugnata da una parte degli psicologi infantili, ad accantonare le punizioni (per lo meno quelle troppo drastiche) e a privilegiare elogi e abbracci. In pratica, l'imperativo per i genitori è: non fissatevi sui comportamenti «cattivi» ma valorizzate quelli «buoni». Negli Stati Uniti il dibattito lo ha aperto il Wall Street Journal : «Cominciate a elogiare i vostri figli e, di conseguenza, aumenterà la frequenza dei "buoni comportamenti"» è la sintesi fatta al quotidiano americano da Timothy Verduin, docente di Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza all'Università di New York. Non solo: gli elogi - avvertono Verduin e altri esperti - devono essere accompagnati da abbracci o manifestazioni «fisiche» di affetto, per stabilire - e rinsaldare - il legame tra genitori e prole. Le tecniche di approccio «interattivo» vengono usate spesso con i ragazzi difficili, inclusi quelli con deficit di apprendimento o iperattivi, ma la filosofia di base che le guida può adattarsi anche agli altri bambini. E di tutte le età: anche se prima si comincia meglio è, perché, se non lo si è fatto prima, a 10-11 anni imporre la disciplina diventa più difficile.

PUNIZIONI
Punire o non punire? «La punizione rende aggressivi» dicono gli psicologi americani citando le statistiche che mettono in correlazione le sculacciate ricevute nell'infanzia con i comportamenti violenti e conflittuali in età adulta. Gli stessi medici, però, bocciano anche l'approccio dialettico: ragionare insieme, soprattutto quando si tratta di bambini molto piccoli, non serve (come, da grandi, non servono avvertimenti «ragionevoli» come quelli stampati sui pacchetti di sigarette).

L'ELOGIO
La formula perfetta starebbe nell'elogio: ai genitori si chiede di identificare i comportamenti positivi che vogliono ottenere dai figli e, quando li vedono attuati, mandare ai piccoli un riscontro positivo. Ma se l'elogio serve ad aumentare l'autostima la demonizzazione a priori del castigo non trova tutti d'accordo. «Il castigo è un'arte, e molto difficile» spiega lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet. Che illustra il metodo: «Bisogna prima di tutto capire qual è la comunicazione implicita contenuta nella trasgressione della regola: nella violazione di un patto c'è sempre, nel bambino, una speranza di potersi affrancare, di crescere. Se capiamo questo suo desiderio e lo aiutiamo a realizzarlo non ripeterà il comportamento scorretto».

L'ARTE DEL CASTIGO
Ma come fare? «La sanzione non deve mortificare ma aiutare a crescere. Per esempio, se la trasgressione sta nel non apparecchiare la tavola, si potrebbe far frequentare al bimbo un corso di cucina, per sviluppare una competenza legata al cattivo comportamento». L'arte del castigo, insomma: «La punizione - nota Charmet - è un momento educativo molto alto: il bambino che trasgredisce non si aspetta di provare un dolore fisico o morale come conseguenza della sua azione, ma vuole vedere quale sarà la reazione degli adulti al suo superare i limiti fissati» Ecco perché il «buon» castigo conclude lo psicoterapeuta, «richiede tempo e astuzia». E non deve essere una sculacciata, «o un togliere ai figli i soldi, le uscite o l'uso del computer». Sì al castigo allora, ma con intelligenza.

L'AUTOSTIMA
E l'autostima? Secondo la psicoterapeuta Federica Mormando perché il genitore trasmetta al figlio un'idea positiva si sé non bastano gli elogi, ma serve un'azione a 360 gradi. Quanto alle sgridate è necessario andare alle radici del problema: «Non è questione di giudizi positivi o negativi dati da genitori ai figli - nota Mormando - quando di educazione: bisogna educare i bambini insegnando loro poche cose ma chiare e inesorabili. E difenderle con autorità: se il genitore non è autorevole, castigo o no, c'è poco da fare».


Giulia Ziino 
@giuliaziino

mercoledì 24 luglio 2013

Genitori: compiti per le vacanze. Pillole di orientamento familiare: "curare il talento" (3)

Questa settimana proponiamo una riflessione su un tema molto importante per l'educazione dei nostri bambini: lo sviluppo del talento.

La riflessione ci viene da un'insegnate un pò speciale: il professor Alessandro D'Avenia.
Il prof. D'Avenia da l'idea di essere uno che non si arrabbia mai. Nato a Palermo 36 anni fa, oltre ad insegnate in un liceo milanese da oltre 13 anni, è anche scrittore e sceneggiatore italiano. Ha scritto due romanzi "Bianca come il latte, rossa come il sangue" (2010) e "Cose che nessuno sa" pubblicato l'anno successivo. Nella stagione scorsa è uscito il film tratto dal suo primo libro "Bianca come il latte, rossa come il sangue" con Luca Argentero e Aurora Ruffino

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Alessandro D'Avenia

Com'è sta' storia del talento?


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Il talento è la forza di gravità che porta un uomo e una donna ad occupare il proprio posto nel mondo, perché è il suo modo unico e irripetibile di relazionarsi con il mondo (il creato, gli altri, Dio).

Un mio amico architetto mi ha spiegato qualche giorno fa che il suo “talento” è nato dal fatto che, avendo perso il padre da bambino ed essendo il maggiore, ha dovuto risolvere mansioni spesso paterne in famiglia. Che c’entra con l’architettura? Una delle prime cose che gli capitò di dover risolvere ancora dodicenne fu un trasloco e toccò a lui ricostruire in pianta la nuova casa e collocare i mobili della vecchia, così da capire cosa portare, dove collocare ogni pezzo. Una mancanza lo ha reso creativo.

Il talento è un insieme complesso di caratteristiche maturate durante l’infanzia (soprattutto) e l’adolescenza (il loro emergere), frutto di predisposizione naturale e di fattori ambientali, che non si ripetono mai due volte, neanche in due gemelli.

L’esempio del mio amico mostra che la privazione genera creatività. Si sa che il bambino privato di qualcosa è costretto a mettere in atto la sua immaginazione per risolvere il dolore. Se un bambino chiede un secondo gelato e i genitori pur di non sentirne i capricci glielo comprano non solo lo viziano, ma gli tarpano le ali. Chi ha tutto non comincia mai la ricerca, perché non mette in moto l’immaginazione, la creatività, la sua relazione con il mondo a partire dalle proprie risorse interiori. Se i genitori resistono il bambino dovrà trovare altro per occupare il suo “bisogno” e lenire il dolore, magari sarà un gioco inventato sul momento: un mazzo di chiavi che diventa un amuleto, un bastone che diventa una spada. I bambini che hanno tutto e hanno tutto il tempo pieno, che non si annoiano mai, sono atrofizzati nella loro creatività, riempita dall’esterno e mai sgorgante dall’interno. E lo stesso vale per i ragazzi rimpinzati di oggetti e tempi pieni. Quelli che non si annoiano mai, sono fregati: il loro processo creativo, cioè lo scavare e scovare le risorse dentro di sé e non fuori, per arginare il vuoto e il nulla, rimane bloccato.

“Lasciate che i bambini vengano a me”, indica la necessità di essere bambini per accedere a Dio. Solo il bambino che è in noi può accedere, perché suo è il regno dei cieli, cioè il luogo in cui la chiamata di Dio, con i talenti ricevuti, è evidente. Purtroppo poi gli uomini a cui è affidato il talento di altri possono rovinarlo, schiacciarlo, distruggerlo, standardizzarlo.

Il mio amico architetto mi spiegava che il suo non è altro che un modo di rapportarsi al mondo, di guardare le cose, maturato da quando era bambino e che lui non fa altro che applicare a tutto lo spazio circostante, con l’idea di metterlo in ordine e di renderlo funzionale per gli altri.

Il talento è cristallino nei bambini: basterebbe guardare un bambino per intercettarne a livello seminale e potenziale il talento che lo porterà ad occupare il suo posto nel mondo. E attenzione non sto parlando di posto di lavoro, ma di centro della propria esistenza che andrà coltivato indipendentemente dal lavoro che poi si riuscirà ad ottenere.

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mercoledì 17 luglio 2013

Genitori: compiti per le vacanze. Pillole di orientamento familiare: "Imparare a ricominciare ogni volta che si è sbagliato" (2)

dal sito : http://www.comunicareinfamiglia.com/
Questa settimana, nell'ambito delle "pillole di orientamento familiare (compiti per le vacanze dei genitori)", ci dedichiamo al tema dei rapporti tra coniugi, con la consapevolezza che ogni coppia ha momenti bellissimi ma anche momenti più impegnativi.
Ed è proprio in quei momenti che occorre "un lavoro più profondo".
Il pretesto ci è suggerito da un piccolo estratto del libro "La famiglia imperfetta" scritto da Mariolina Ceriotti Migliarese.
Mariolina Ceriotti Migliarese è neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta. Lavora in un servizio territoriale di Neuropsichiatria Infantile ed esercita attività privata come psicoterapeuta per adulti e coppie. Da molti anni si occupa di formazione di genitori e insegnanti. Collabora con la rivista Fogli, per la quale tiene una rubrica mensile. Sposata dal 1973, ha sei figli dai 32 ai 12 anni, e due nipotine.



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Mariolina Ceriotti Migliarese

Una sfuriata, la porta sbattuta, urlate girando per casa, giudizi brutali, accuse esagerate… Poi si resta male da una parte e dall’altra. Non abbiamo il coraggio di parlarci, di guardarci. Teniamo il muso, ci chiudiamo in noi stessi e nel nostro silenzio risentito o imbarazzato, con un sentimento di impotenza.

Ma è l’immaginazione e l’orgoglio che il più delle volte ingigantiscono il problema.

Facciamo un bel respiro profondo, poi un altro e un altro ancora. Scegliamo il modo di calmarci: sediamoci oppure camminiamo sempre più lentamente, oppure facciamo una breve passeggiata all’aperto. Poi rielaboriamo nella nostra mente l’accaduto e “smontiamo i pezzi”, li esaminiamo da vicino uno per uno – quella frase, un sentimento, un pensiero – e con calma arriviamo alla verità su noi e su quello che è accaduto. Siamo sinceri con noi stessi.

“Imparare a ricominciare ogni volta che si è sbagliato è uno degli apprendimenti più necessari e importanti per vivere bene, e possiamo farne esperienza proprio in famiglia, così come possiamo imparare che si può chiedere scusa e venire sempre perdonati, e che si può imparare a riparare le relazioni nella sicurezza protettiva del legame reciproco” (M. Ceriotti Migliarese, La Famiglia imperfetta, ARES, p. 27).

Se c’è fiducia e desiderio di volersi bene, la maggior parte delle situazioni è riparabile. Se si punta sull’amore reciproco, si utilizza tutto, non si butta via niente di quello che accade in famiglia; tutto serve per imparare in continuazione e per affinarsi nella relazione reciproca.

Estratto dal sito : Comunicareinfamiglia.com




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Il libro "La famiglia imperfetta" (Edizione Ares)
E'  come se lentamente, ma inesorabilmente, si fosse insinuata nella mente di tutti noi una profonda sfiducia nella nostra possibilità di prenderci cura adeguatamente dei nostri figli: se davvero il nostro ruolo è così delicato e importante come affermano gli psicologi, e se i nostri inevitabili errori possono determinare effetti così funesti, come possiamo deciderci a rischiare? Eppure, il bambino che nasce in risposta alla nostra disponibilità alla vita porta in dote qualcosa per noi: la fiducia assoluta che il cucciolo d’uomo ha in colui al quale viene affidato. Questa fiducia così totale, questo essere inermi e bisognosi di tutto, attiva in noi un desiderio di risposta. Ogni figlio che viene al mondo desidera e merita il miglior rapporto possibile proprio con quei genitori che gli sono toccati in sorte, e non con altri ipotetici genitori più perfetti... I nostri figli vogliono proprio noi, così imperfetti e in cammino come tutti siamo.
«Mariolina Ceriotti Migliarese», scrive il celebre psicologo Marcello Cesa-Bianchi nell’invito alla lettura di queste pagine, «dalla sua esperienza ha cercato e recepito l’insegnamento che porta a quel “buon senso” di cui tanto si avverte la mancanza. Tuttavia il “buon senso”, il testo lo conferma, non è sufficiente: deve essere accompagnato, anche negli scritti che riguardano la famiglia, da un profondo e sistematico aggiornamento scientifico, e da quella sapienza che solo l’operato sul campo può offrire, nella riscoperta di valori che mai dovranno andare perduti, quali il rispetto reciproco tra generazioni, la comprensione e la solidarietà fra tutti i componenti della famiglia, una affettività che accompagni, con una creatività sempre maggiore, i bambini e gli anziani, i nonni e i nipoti, e quell’ironia che è bene segua tutta la vita dell’uomo con il suo intelligente sorriso».

Per maggiori informazioni e/o acquisti visita: Ares Edizioni

mercoledì 10 luglio 2013

Genitori: compiti per le vacanze. Pillole di orientamento familiare: "educare al positivo" (1)

Con oggi iniziamo la pubblicazione di una sorta di "compiti per le vacanze per genitori". 

Il periodo estivo è anche quello in cui si riesce fortunatamente a trascorrere un pò piu' di tempo con i propri figli.

Per questo proponiamo alcune piccole e sintetiche "pillole" di orientamento familiare per stimolare la riflessione e migliorare (se è possibile) la formazione di genitori, con l'obiettivo di mettere in pratica proprio nel periodo estivo, le riflessioni che saranno ritenute da ciascuno condivisibili.

Pubblicheremo una "pillola" ogni settimana fino al 7 agosto, anche come anticipazione del corso di "orientamento familiare" che terremo a partire da ottobre e di cui presto daremo informazione.

Iniziamo questi appuntamenti grazie ad un contributo di Paolo Pugni, milanese, quarantotto anni, coniugato e padre di tre figli, fondatore e amministratore delegato di Adwice: Svolge da anni attività di consulente direzionale con multinazionali e importanti aziende italiane. Partecipa come relatore a conferenze internazionali sia sui temi strettamente collegati con la sua professione, ma anche nel settore dell’orientamento familiare e della pedagogia. Ha pubblicato diversi libri tra cui "Matrimonio D'Amore" (edizioni Ares) scritto con Arturo Cattaneo e Franca Pugni



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di Paolo Pugni

Educare al positivo, per crescere meglio!


(dal blog Mamma, Papa' e .....me )



Educazione positiva, eh si! 

Positiva perché si basa sulla stimolazione di buone abitudini e comportamenti invece che focalizzarsi sul lato negativo del comportamento e sulla repressione di essi.

Incoraggiando i suoi tentativi in ogni ambito di crescita si riesce infatti a mettere in rilievo le sue capacità e i suoi talenti soprattutto in caso di “insuccesso”, gratificandolo per i suoi progressi quotidiani e incitandolo con fiducia a ritentare. Si tratta di tramutare il rimprovero in lode: “Sei disordinato” può trasformarsi in un “Forza, so che sei capace di riordinare”, frase che richiama nel  bambino il fatto di essere capace, di essere in grado.

Puntare sui lati di forza, piuttosto che su quelli di debolezza, incrementa la fiducia nei bambini e dà loro gli strumenti per migliorarsi; il bambino viene sollecitato, infatti, a utilizzare gli ambiti nei quali riesce meglio per potenziare quelli nei quali fa più fatica.

Se ad un bambino dico “Non va bene che fai così”, per prima cosa il bambino ci rimane male perché è stato sgridato, seconda cosa non gli offro degli strumenti per migliorare, forse lui fa così perché non gli è mai venuto in mente di fare in altro modo. Se invece io dico “Prova a fare così” il bambino non ci rimane male (perché non l’ho sgridato) e vede il problema e il comportamento da un altro punto di vista... capisce così che c’è un altro modo di fare tale attività.

Cercare di fare vedere qual è l’obiettivo: cosa guadagna se si comporta bene. Quando si riesce ad applicare questa metodologia di educazione ha degli effetti fantastici, perché non viene represso un comportamento sbagliato ma viene additato un comportamento corretto o migliore.

Il bambino potenzia la propria autostima, sicurezza, inventiva ed altruismo ed è in grado di imparare anche dai momenti di fallimento, poiché è capace di rielaborare l’accaduto senza farsi travolgere emotivamente dall’insuccesso.

Il clima che si viene a creare in una situazione di educazione positiva è un clima di fiducia: la serenità e l’ottimismo prendono il sopravvento anche in situazioni per il bambino “problematiche”.


Ne risulta che un bambino sicuro di sé e dell’ambiente che lo circonda è certamente più motivato ad imparare dalla realtà e a relazionarsi con gli altri.




Pubblicato da Paolo Pugni, Mamma, Papa' .... e me (leggi altri interessanti spunti)

lunedì 10 giugno 2013

Grazie !

Diciamo Grazie ai tantissimi che ci hanno dato una mano nel nostro percorso.

E diciamo Grazie ai nostri genitori che abbiamo sempre sentito calorosamente accanto.

E poi un grande Grazie ai nostri bambini, che ancora una volta ci hanno fatto capire come sia bello poter essere al loro servizio per farli crescere.

Ma il Grazie più grande lo diciamo a chi con amore ha acceso in loro gli entusiasmi della conoscenza. 

Ora è tempo di vacanze. Meritate e conquistate.

A settembre ci ritroveremo altrettanto felici e riposati, e con nuovi amici.

E insieme continueremo l'emozionate viaggio sulle strade del sapere.

Buone vacanze a tutti!

martedì 21 maggio 2013

La Festa di Fine Maggio e Estate Ragazzi 2013


LA FESTA DI FINE MAGGIO
Si terrà sabato 25 e domenica 26 maggio, nel Parco della Scuola materna parrocchiale,  la tradizione Festa di Fine Maggio. La festa prenderà il via la sera di sabato per proseguire per l'intera giornata di domenica con stand gastronomici aperti sabato sera e domenica (sia mezzogiorno che sera)


ESTATE RAGAZZI 2013
Da mercoledì 12 giugno a venerdì 26 luglio nel Parco dell’Asilo Parrocchiale ci sarà un famoso esattore delle tasse, basso di statura, pronto a tutto per incontrare Gesù e disposto a rinunciare a tutto o quasi per cambiare vita e seguirlo. E' Zaccheo, uno dei personaggi "minori" del Vangelo che accompagnerà l’esperienza di Estate Ragazzi 2013, in compagnia del figliol prodigo, di Marta, Maria e di Pietro, per conoscere meglio il Signore e imparare a seguirlo. Le iscrizioni sono possibili all'Asilo San Luigi  entro giovedì 23 maggio (dalle ore 16 alle 18).