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testo

“Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera,

lasciata all’iniziativa privata e ai comuni.

La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola

è indipendente dal controllo dello Stato”

Antonio Gramsci, Grido del Popolo, 1918

venerdì 14 ottobre 2016

"Punire non serve a nulla" Parola del Dott. Novara

"Punire non ha nulla a che vedere con l'educazione. Le punizioni sono elementi estranei ai processi educativi e non hanno nessuna chance di favorire davvero la crescita dei nostri figli. Meglio puntare sulla buona educazione, sulle mosse giuste e sull'organizzarsi bene"

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“Siamo sicuri che l’atto di punire c’entri con l’educazione e con la libertà? Le punizioni mortificano senza dare risultati efficaci”. Questo il pensiero del Dott. Daniele Novara, fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti e docente all’Università Cattolica di Milano. Secondo Novara quando un adulto si serve di punizioni per esercitare il proprio ruolo educativo fa solo del male. Perché i bambini hanno bisogno di sentirsi accettati e accolti. Anzi urla o minacce possono compromettere il loro sviluppo emotivo, minare l’autostima e far perdere fiducia nei confronti delle figure di riferimento.
“Al bambino, immaturo per antonomasia, si stanno chiedendo oggi prestazioni esagerate” – ha sostenuto Novara, attualmente impegnato nella raccolta di materiale per una pubblicazione sulla punizione. Attraverso immagini e testimonianze riportate, in merito al litigio e alla punizione ha spiegato “come sia normale che i bambini litighino nonostante per anni nel mondo si sia andati avanti con l’idea che non si debba farlo.” “Il principio cardine dell’educazione è l’organizzazione – ha continuato Novara – la capacità di strutturare confini e autonomie secondo la fase psico-evolutiva corrispondente. Dai 0 ai 10 anni il bambino è abitudinario e ha la necessità di avere consuetudini che si ripetono. Non è necessario dare delle spiegazioni”.
Ma cosa fare se un bambino non rispetta le regole? “È necessario seguire innanzitutto tre principi chiave. In primis devono essere chiare: una regola ha bisogno al massimo di cinque parole, altrimenti il bambino entra in confusione. Devono poi essere condivise da entrambe i genitori e infine devono essere coerenti con l’età; l’infanzia ha bisogno di regole chiare e condivise, gli adulti, più vicini all’età adulta, hanno bisogno di una negoziarle”.
Per imparare a vivere e ad apprendere da ciò che non conosce, il bambino ha bisogno di sbagliare senza essere punito. Novara ha concluso: “educare senza punire è possibile e realistico. I genitori sono la più grande risorsa che i figli hanno. Fare le mosse giuste si può ed è il nostro compito”.

Dalla presentazione del libro: "Punire non serve a nulla"

giovedì 29 settembre 2016

Noi, genitori spazzaneve che non lasciamo fallire i nostri figli

Articolo estratto da : www.mamme.it


Cosa non faremmo per proteggere i nostri bambini? Per salvaguardarli, difenderli, tutelarli contro tutto e tutti, ogni genitore darebbe tutto sé stesso. Un’attitudine che caratterizza in particolar modo la società attuale –quella dei genitori apprensivi e chioccia – e che può avere anche risvolti negativi. La nostra generazione è stata ribatezzata come quella dei "genitori spazzaneve", e non è difficile capirne i motivi.

Sotto una campana di vetro i bambini rischiano di non crescere mai e di non imparare il senso della responsabilità.

Lancia questo allarme una preside inglese che punta il dito contro i cosiddetti "genitori spazzaneve": una categoria di mamme e papà che, spianando la strada ai figli e ripulendo il loro cammino da ogni difficoltà, in realtà finiscono con il danneggiarli.

Chi sono i genitori spazzaneve: i "genitori spazzaneve", fragili e ansiosi, non capiscono che gli ostacoli, per i bambini, rappresentano un importante momento di crescita e uno step fondamentale di sviluppo.

Specie quelli vissuti sui banchi di scuola. L’ambiente scolastico, infatti, con le prime regole, le norme sociali e di buona educazione, il rigore degli insegnanti e l’obbligo dei compiti e del sacrificio, impone ai bambini modelli di comportamento che li condurranno a diventare adulti responsabili e capaci di affrontare gli impegni della vita.

Vogliamo davvero crescere dei figli fragili?

Per i genitori ansiosi e apprensivi, invece, sempre più spesso la scuola è il nemico da fronteggiare. Un’entità minacciosa da cui difendere i bambini, giustificandoli in ogni situazione. Il bambino non ha fatto i compiti? Il bambino non vuole andare a scuola? Il bambino ha preso un brutto voto? Il genitore spazzaneve in tutte queste situazioni tende a frapporsi tra il piccolo e la scuola, facendo muro e giustificandolo in ogni circostanza, per difenderlo ed evitargli il sapore amaro del fallimento.

I bambini iperprotetti, così, finiscono per non avere gli strumenti per crescere e rimangono imprigionati nella loro condizione infantile troppo a lungo.

E allora, genitori, riflettete: siete davvero sicuri di volere allevare una generazione di individui deboli e fragili?

martedì 6 settembre 2016

Facciamola finita di non fare i genitori: spetta a loro il compito di dare delle regole.


Articolo originale su:

UPPA (Un Pediatra Per Amico)






Il testo dell’articolo è tratto dal libro di Paolo Sarti, “Facciamola finita!”, Mandragora, 2011

 

Bambini viziati e genitori isterici…


Facciamola finita! Lo chiedono con forza e da tempo, senza saperlo, con la loro irrefrenabile agitazione, i loro incontenibili nervosismi, i sonni ormai impossibili, le disappetenze ostinate e le isteriche bulimie. Bambini cresciuti con una rabbia e un’arroganza relazionale ingiustificate e insostenibili, un’ansia da prestazione esasperata. Capaci di soccombere per un insuccesso scolastico fino a farci registrare un inquietante aumento di suicidi adolescenziali. 

O, all’opposto, istericamente aggressivi, con gestualità minacciose e sfidanti, anche solo per festeggiare un successo sportivo strappato con ossessiva tenacia, solitamente priva di regole e di rispetto.

Niente regole, niente limiti e niente imposizioni naturalmente, secondo i canoni della più libertaria delle pedagogie: tutto concordato, vagliato e deciso con loro e a loro subordinato. 

Tutto finisce così per delinearsi e strutturarsi a stretta, angusta misura di bambino, lontano da ogni matura organizzazione e da ogni prospettiva adulta. Un mondo bambino viziato, carico di individualismo e di rumoroso protagonismo esibito. Un mondo statico, tutto basato sull’oggi, dove all’adulto è concesso solo di fare da spettatore e, naturalmente, da servitore.

Facciamola finita con questa improbabile e fallimentare pedagogia delle coccole, giustificativa a oltranza, preservatrice da ogni sforzo, impegno, lotta o frustrazione. Siamo riusciti a rendere i nostri figli non solo inabili, ma anche insopportabili e decisamente antipatici.

Ai genitori spetta il compito di dare delle regole

Con i genitori annientati in una pseudo-democraticità decisionale che vede i bambini costretti a decidere al posto loro, costretti ad assumersi responsabilità operative che invece sarebbero e dovrebbero rimanere tutte e solo dell’adulto. Falsamente democratici, scarichiamo sui bambini l’obbligo che avremmo come adulti di decidere con appropriatezza e lungimiranza. E lo facciamo non per rispetto del bambino ma per paura di non saper sostenere la sua reazione se contrariato dalla nostra decisione.

Così finisce che decidono i bambini: solo che loro sanno farlo solo con opportunismo e nel presente (perché è così che, per natura, si muove il pensiero infantile); quindi pagheranno nel futuro ciò che oggi non gli è stato possibile prevedere. “Vuoi andare dalla nonna?”, “Lo vuoi questo vestitino?”, “Vuoi andare a letto?” Poveri bambini, sopraffatti dal carico decisionale!
I genitori sono così fragili ed emotivi da ritrovarsi incapaci di porre regole, di predisporre con autorità e solidità paletti tali da consentire al bambino di orientarsi una volta adulto: tutto subito, tutto garantito, tutto gratis, tutto ossessivamente e individualmente semplificato.  Facciamola finita di non fare i genitori. Sono ormai molti anni che esercito la professione di pediatra e non avevo mai visto una generazione di bambini così in crisi.

Genitori sempre più isterici

Se l’aver mollato sull’educazione avesse almeno prodotto genitori più liberi, più riposati, più tranquilli, non più stressati da quest’impegno quotidiano e costante! Certo sarebbe stato comunque un problema, perché di fatto rinunciare a educare produce bambini a rischio, ma almeno i genitori avrebbero potuto “starsene in pace” a dedicarsi alle loro cose. Niente di tutto questo. Spesso oggi, oltre ad avere bambini stressati e disorientati, abbiamo anche genitori sempre più isterici, stremati, pentiti di essersi riprodotti. Insoddisfatti e tormentati nella loro quotidianità, e con un unico obiettivo ormai: quello di far passare il tempo più velocemente possibile e arrivare quanto prima al punto in cui il bambino avrà superato la sua “bambinità” e si ritroverà finalmente adulto, accoppiato e con un buon lavoro (ma, naturalmente, senza andarsene di casa! perché mai dovrebbe farlo? dove potrebbe star meglio?).

E già si vedono questi figli, così decisionali e autodeterminati, che benché cresciuti finiscono per non uscire mai di casa, facendo coppia troppo tardi, finendo gli studi sempre oltre i limiti canonici, prolungando il tempo della dipendenza a suon di inutili e costosi master di specializzazione. Non si sentono mai pronti per abbandonare lo status di figlio, e continuano a ricorrere ai genitori oltre i limiti storicamente concessi.
Un po’ come effetto, un po’ come causa, anche i genitori assumono un atteggiamento dissociato: se quando i figli erano piccoli non speravano altro che in una loro crescita veloce (evitando di gestire le difficili e complesse relazioni di quelle età), una volta cresciuti, invece, fanno di tutto per mantenerli legati alla casa, ancorandosi alle rassicuranti, facili, superficiali relazioni quali sono quelle che si riescono a instaurare con “i nostri ragazzi” di oggi, adulti non cresciuti, adulti eternamente e tenacemente bambini, tutti papà e (soprattutto) mamma!



L'autore:
Paolo Sarti è nato a Firenze nel 1949. Pediatra di famiglia, ha insegnato alla facoltà di Medicina e alla facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze. È stato consulente della Regione Toscana per l’educazione sanitaria e ha curato la formazione del personale degli asili nido del comune di Firenze. Si occupa in particolare di corsi di accompagnamento alla nascita e di educazione sessuale nelle scuole. È autore di numerosi libri, alcuni in collaborazione con Giuseppe Sparnacci, Manuela Trinci e  Anna Oliverio Ferraris. Ama scrivere canzoni, dipingere, curare l’orto e, soprattutto, viaggiare continuamente.





sabato 3 settembre 2016

Ogni occasione è buona.... (basta esserne consapevoli)




Ogni occasione è buona per educare, a casa così come a scuola. 
E basta poco: un sorriso, un abbraccio, un saluto


(un bel video qui : ogni occasione - english version )

sabato 20 agosto 2016

Adolescenza: il segreto di ogni modello educativo è avere sempre un approcio ottimista

Adolescenza in famiglia: come aiutare i genitori ad affrontare un periodo difficile per i propri figli

L’età dell'adolescenza dei propri figli si presenta per molti genitori come una situazione di grande incertezza e di preoccupazione.


Tuttavia, se viene vista come una fase normale e naturale della vita dei propri ragazzi, e soprattutto se si è ben preparati ad affrontarla, può essere la giusta occasione per considerarla come un periodo di sfida e di crescita personale per tutta la famiglia.

Adolescenza: un libro per aiutare e orientare i genitori
Il libro scritto dalla Dott.ssa Teresa Artola González, Situazioni quotidiane dei tuoi figli adolescenti, (traduzione italiana dal plurieditato libro spagnolo Situaciones cotidianas de tus hijos adolescentes) è una guida di riferimento fondamentale che aiuta a capire meglio gli adolescenti e le situazioni che ruotano attorno a loro.
In questa opera si affrontano alcune delle situazioni e dei problemi quotidiani più comuni con i quali si trovano a doversi confrontare molti genitori. Si illustrano ad esempio le caratteristiche dello sviluppo di un adolescente e quali sono i principali problemi tra i 12 e i 16 anni. Il libro si compone di sei capitoli e offre alcuni orientamenti a fini pedagogici, per mettere in pratica quello che si legge, con alcune raccomandazioni bibliografiche per approfondire la materia.
Il primo capitolo riassume le trasformazioni degli adolescenti e definisce questa tappa come un processo, non come un problema. Partendo da questo principio, l'autrice spiega questa tappa come un primo passo di transizione verso la maturità, verso lo sviluppo personale del carattere e della personalità per la ricerca di una propia identità che porti a configurare il progetto di vita dei futuri adulti. I genitori devono affrontare questo processo con serenità, pazienza, ascolto ed unione.
Nel secondo capitolo si affronta il tema della comunicazione tra genitori e figli, che diventa problematica nel periodo dell’adolescenza. L'autrice descrive quali possono essere le reazioni dei genitori e le soluzioni davanti ai problemi che derivano proprio dalla mancanza di comunicazione. Allo stesso tempo offre varie soluzioni per risolvere le difficoltà di comunicazione tra genitori e figli.
Il terzo capitolo è centrato sul tema del tempo libero. Secondo l’autrice, l’ozio non ha cehe vedere con la pigrizia. Bisogna impararae ad usare il tempo libero per fare attività ricreative, ludiche ma anche di formazione. Il tempo libero deve essere usato con responsabilità e criterio. Inoltre è bene abituare i giovani ad aprirsi agli altri con generosità.
Nel quarto capitolo si riflette sul tema dell’amicizia durante l’adolescenza. L'autrice spiega che gli amici hanno un grande peso in questo periodo e possono essere di contrappeso all'influsso paterno. Allo stesso modo, segnala che l'adolescenza è la tappa della nascita della vera amicizia ed offre chiavi affinché questo processo sia adeguato, insegnando ai figli a sviluppare abilità sociali e comunicative.
Nel quinto capitolo si affrontano i problemi che preoccupano maggiormente i genitori, offrendo suggerimenti preziosi per risolverli, come ad esempio intuire il sorgere di certe problematiche e prevenirle.
Nell'ultimo capitolo infine l'autrice si concentra sui valori e sulle virtù, come la sincerità, l'obbedienza, la responsabilità, gli ideali e la sobrietà.
Il segreto di ogni modello educativo è avere sempre un approcio ottimista
Il libro offre una guida di consultazione e di orientameno molto efficace, con un contenuto ben spiegato ed ordinato. La sua lettura è agile e, grazie ai suoi consigli pratici, è un'opera di riferimento che ogni educatore e padre dovrebbe consultare con i propri figli. Ogni tema è affrontato sempre con un punto di vista ottimistico, ma allo stesso tempo realista, offrendo modelli educativi utili per orientarsi nel mondo attuale e che possono essere concretamente adattati a ogni situazione reale, partendo però dal punto che la conoscenza dei propri figli è fondamentale per intevenire con successo sui loro problemi e sulle loro inquietudini.


(*) Carmen María Martínez Conde è laureata in Sociologia e ha un Master in Matrimonio e Famiglia

venerdì 12 agosto 2016

Esperienze di scuola parentale: "La didattica nel casolare una nuova scuola media"

A Nibbiaia la “Alberelli” da un’idea di Nicola e Sara: autogestiti e autofinanziati
Tre anni di corso, obiettivo 15 iscritti.

Il racconto dei due ex cooperatori




Nibbiaia (Rosignano Marittimo, Livorno)

In mezzo agli alberi del “Casolare Alberelli” di Nibbiaia è nata un'idea che sta muovendo in questi giorni i primi passi, mirando all'attivazione nel mese di settembre: la “Scuola Media Normale Alberelli”, una scuola parentale autogestita e autofinanziata dai genitori improntata a nuove metodologie formative.
L'idea nasce da Nicola Scarpellini e da sua moglie Sara Filucchi, proprietari del “Casolare Alberelli”, con un passato nella cooperazione internazionale in America Latina, spinti in questo percorso dalla loro bambina di 11 anni Isola, che a settembre inizierà la prima media proprio qui. «Grazie alla rete dei nostri contatti che ci hanno aiutato a concretizzare questa idea, insegnanti, accademici, formatori, in particolare Luca Mori, filosofo e formatore dell'Università di Pisa che sarà il coordinatore dell'intero progetto, abbiamo pensato alla creazione di questa scuola parentale che è resa possibile dalla legge italiana - spiega Nicola Scarpellini – crediamo che l'età di passaggio dalle elementari alle medie sia particolarmente sensibile e che i bambini abbiano bisogno di avere uno spettro di conoscenze sempre più ampio e approfondito per orientarsi con spirito critico in un mondo complesso. Non abbiamo creato una “campana di vetro” per i bambini ma una vera e proprio scuola con le sue regole e il suo rigore, aperta però a una pluralità di discipline e metodologie». Nel programma si trovano corsi di programmazione informatica, astronomia e fisica, storia delle religioni, educazione ecologica e ambientale . «Tutti i moduli formativi saranno tenuti da insegnanti universitari che hanno una particolare esperienza anche con i bambini – spiega Sara Filucchi – e ai moduli di formazione canonica affiancheremo queste lezioni con una metodologia partecipativa e integrata, grazie ai piccoli numeri con cui ci confronteremo. Non siamo una scuola privata, ci autofinanzieremo con i genitori che condivideranno ognuno una quota per gli stipendi degli insegnanti, anche se alcuni interverranno gratuitamente, e per le ordinarie spese di gestione». L'aula a disposizione è un'ampia sala dalle grandi vetrate che si affaccia dalle colline al mare ma l'intera area del casolare con i suoi 40 ettari sarà un'aula allargata. «Speriamo di arrivare ad una quindicina di iscritti. Alcuni genitori che ci hanno contattato sono interessati a singoli moduli formativi che abbiamo predisposto e questa sarà una ulteriore possibilità, per chi non se la sentisse di provare l'intero triennio delle medie da noi. La scuola statale purtroppo si confronta con una mancanza di risorse cherende impossibile l'attivazione di esperienze di questo genere, per questo ci siamo chiesti come potevamo intervenire, riflettendo sul futuro di Isola e su come un giorno si confronterà con i suoi strumenti con il mondo che la circonda» conclude Sara Filucchi.
Per informazioni: cell 338 828 125

sabato 6 agosto 2016

“Tu sei veramente un grande dono per noi”

“Tu sei veramente un grande dono per noi”

E’ il messaggio da trasmettere sempre ai figli.Per rassicurarli sulla certezza del nostro amore per loro


Vuoi che tuo figlio non gridi quando fa i capricci? Parlagli con calma e con un volume di voce normale, esprimendo il tuo disaccordo con il suo comportamento e chiedendogli di dire quello che sente, senza gridare. Se lo rimproveri alzando la voce peggiori la situazione.
Non si può chiedere a un bambino di fare qualcosa che i genitori non fanno. L’educazione è efficace quando i genitori sono coerenti e cercano di vivere per primi quello che chiedono ai figli.
I bambini si sviluppano nella relazione con i genitori e con le persone da cui si sentono amati. Per questo badano alle aspettative nei loro confronti, per cercare di accontentarle e continuare così a ricevere amore e apprezzamento. Noi adulti comunichiamo quello che ci aspettiamo dai figli non solo con le parole, ma anche con i gesti, il tono della voce, gli sguardi, la vicinanza o la lontananza fisica, elementi che è bene saper gestire in funzione di una comunicazione incoraggiante e ottimista. “Tu sei veramente un grande dono per noi” dovrebbe essere uno dei messaggi trasmessi senza parole al bambino.
E’ quindi importante imparare a vedere il mondo con gli occhi dei bambini, per comprendere quali aspettative trasmettiamo loro, e per correggerle, eventualmente, se ci accorgiamo che sono esagerate, o centrate su noi stessi anziché sul bene del figlio. Infatti per una sufficiente-discreta (non pretendiamo troppo dai genitori…) educazione dei figli è utile ragionare su se stessi, sulle proprie convinzioni e sulle aspettative che si nutrono. Da lì si può costruire un percorso più centrato sulla figlio che sui genitori.
Comunque è bene sempre rassicurare i figli sulla certezza del nostro amore per loro, indipendentemente dal loro modo di comportarsi. Il che non significa assecondare capricci e vizi.
L’educazione incontra anche difficoltà, dubbi, paure, oltre alla gioia e ai momenti di chiarezza di idee. Bisogna dire che il clima emotivo e mediatico induce a esagerare i problemi. Non che non ci siano, ma non sono sempre così gravi come la suggestione suggerisce. 
Avvertiamo un mondo sempre più complesso, difficile e pericoloso e vorremmo delle ricette sicure che ci risparmino troppi errori.
“Ho paura che mio figlio non riesca, che possa cadere nell’anoressia o nella tossicodipendenza, ho paura che mia figlia rimanga incinta, che mio figlio metta incinta la sua ragazza”. Ma non esistono ricette; la strada è quella della formazione, del confronto con altri genitori e della fiducia nel proprio compito educativo.
C’è anche la tendenza a considerare malattia quella che invece è una comune manifestazione a una certa età e in un determinato momento di crescita. Ci rivolgiamo allora allo psicologo, al medico, allo psichiatra. Un comportamento problematico è vissuto come qualcosa di straordinario, che ha bisogno della consulenza di un professionista esperto.
È vero, non è facile tracciare un linea precisa di divisione tra normalità e malattia, tuttavia psicologi e consulenti familiari tranquillizzano i genitori: sì, possono presentarsi aspetti patologici nella mente e nel comportamento del bambino e dell'adolescente, ma non sono così diffusi come sembra. La maggior parte delle difficoltà che si presentano nei figli vanno affrontate nell'ambito della normale educazione.
Consideriamo inoltre che nell'età dello sviluppo, il bambino e il giovane hanno una buona capacità di adattamento alle situazioni, quindi i comuni errori nell'educazione in cui cadono genitori ed educatori, non vanno vissuti come tragedie e non causano danni irreversibili, come la paura e il senso di colpa possono indurre a pensare.

Articolo tratto da : www.comunicareinfamiglia.com

mercoledì 13 luglio 2016

Un nuovo amico per l'estate: un buon libro

L'estate è tempo di riposo e relax. 
Ed è anche una buona occasione per leggere un buon libro, tra una nuotata e una passeggiata. Proviamo a dare qualche indicazione utile per una buona lettura estiva:

(da varie fonti, tra cui Megliounlibro)
 
Il mare nasconde le stelle (F.Barra ed. Garzanti 2016)
Il mare sembra una distesa infinita. Remon ha quattordici anni e da giorni è su una barca, infreddolito ed affamato. Il rumore della paura è assordante in quel silenzio. Ma Remon non si sente solo. Guarda il cielo e affida alle stelle la cosa più importante per lui: il suo sogno di libertà. Non sa dove è diretto. Sa bene da cosa sta fuggendo. Dal suo paese, l'Egitto. Dall'odio e dalla intolleranza che hanno cambiato la sua vita all'improvviso. Perché Remon è cristiano e non è più libero di giocare per le strade, di andare a scuola, di pregare Dio. È stato costretto a scappare senza dire addio alla sua famiglia.

L’abbraccio benedicente (H. Nouwen, ed. Queriniana)
Un classico di Henri Nouwen, che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. Qui i temi del ritorno a casa, della riconciliazione e dell’abbraccio del padre misericordioso rivivono in una avvincente interpretazione della parabola evangelica del ritorno del figlio prodigo, riletta alla luce di un celeberrimo dipinto di Rembrandt

Prendi il vento (F. Bartoli, ed. Ancora 2016)
È un mistero il vento. Ma chi ne ha sentito la voce, anche per una volta sola, non può resistere al suo fascino. Ci sostiene in lunghe planate silenziose giù dalle cime o ci porta in rapide ascese a vite, sull’ala di correnti calde; ci chiama ad emozionanti boline da rovesciarti o a tranquilli bordeggi contemplando la costa. È il vento che guida e tu lo devi assecondare, ma nulla è più seducente che stringerne il potere tra le mani.
È un mistero il vento. Tutta la vita cambia al suo passaggio.  
 
Mi ricordo (Paola Capriolo, ed Giunti 2015)
La vita a volte gioca con noi e il più delle volte ci chiediamo il senso di tali “scherzi del destino”, ma tutto ha un senso, come lo scorrere inesorabile di un fiume, che imperturbabile al mutar delle stagione, ad ogni primavera ridona vigore ai campi. A volte facciamo dei giri assurdi ma solo quando il cerchio si chiude possiamo realmente lasciare il passato alla spalle e guardare con nuova fiducia al nostro futuro. “Ti so e ti ricordo!”
Lo strano viaggio di un oggetto smarrito (S.Basile, Garzanti 2016)
"Lo strano viaggio di un oggetto smarrito" vede protagonisti il giovane Michele, che “ha dimenticato cosa significa essere amati”, e una ragazza, Elena, che “ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore”. Michele è un capostazione e vive in una piccola casa all’interno della piccola stazione di Miniera di Mare. Ha ereditato il mestiere del padre e si porta dietro il dolore per l’abbandono da parte della madre, verificatosi venti anni prima. Michele è diventato un ragazzo profondamente triste, che conduce una vita solitaria assieme agli oggetti smarriti ritrovati sull’unico treno che passa dalla sua piccola stazione.

Per i più piccoli:
Le avventure di Jacques Papier (M: Cuevados, De Agostini 2016)
( 9-12 anni)
Da un po' di tempo a questa parte, il piccolo Jacques Papier ha il terribile sospetto che tutti lo odino. Tutti eccetto la sorellina Fleur. A scuola i professori lo iqnorono ogni volta che alza la mano, in cortile i compagni non vogliono mai giocare con lui e a casa i genitori si dimenticano persino di aspettarlo per cena. Ma la verità è ancora più sconvolgente di quanto possa sembrare... perché il piccolo Jacques non è che l'amico immaginario di Fleur! E quando troverà il coraggio di chiedere alla sorellina di recidere i fili della fantasia che li legano, per Jacques inizierà un travolgente, poetico e a tratti esilarante - viaggio alla ricerca di se stesso. Chi è veramente Jacques Papier? Qual è il suo posto nel mondo?