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testo

“Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera,

lasciata all’iniziativa privata e ai comuni.

La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola

è indipendente dal controllo dello Stato”

Antonio Gramsci, Grido del Popolo, 1918

giovedì 4 febbraio 2016

Sabato 6 febbraio la XX edizione del trofeo "Mariele Ventre" a Modena


Saranno oltre 800 i giovanissimi pattinatori che scenderanno sulla pista del PalaPanini di Modena, sabato 6 febbraio dalle ore 15,00, per disputarsi il trofeo di pattinaggio a rotelle “Mariele Ventre”, una grande festa in memoria dell’indimenticabile fondatrice del Piccolo coro dell’Antoniano di Bologna.

Quello di quest'anno sarà il 20mo compleanno del trofeo e saranno appunto oltre 800 i bambini che se lo contenderanno, divisi in 22 grupppi già iscritti. Un vero e proprio esercito di bambini e ragazzi che si esibirà sulle note delle canzoni dello “Zecchino d’Oro”.

A presentare l'evento saranno Valter Brugiolo (più noto come Popoff) e Guido Mandrioli; l'ingresso al palazzo dello Sport di Modena è libero per tutti bambini under 10 mentre per gli adulti è previsto un biglietto (10 Eur) che contribuirà a sostenere i progetti di solidarietà avviati dalla Fondazione Mariele Ventre e dall’Antoniano di Bologna. Modena, Il trofeo "Mariele Ventre" compie 20 anni Eventi a Modena
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Potrebbe interessarti: http://www.modenatoday.it/eventi/pattinaggio-modena-trofeo-mariele-ventre-edizione-2016.html
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domenica 24 gennaio 2016

Appena pubblicato il nuovo libro di Saverio Sgroi, un utile manuale per genitori

Desideriamo segnalare un libro utilissimo per chi desidera approfondire il fondamentale tema dell'educazione dei propri figli.

L'autore, Saverio Sgroi, palermitano, è educatore e giornalista.

Da molti anni si occupa di attività educative con gli adolescenti, incontrandoli nelle scuole per parlare di educazione dell’affettività e di orientamento universitario. Inoltre svolge attività, conferenze e incontri per educatori (genitori e docenti) sul mondo degli adolescenti, sull’affettività e sulla comunicazione genitori-figli e sui social network.

Qui puoi leggere la presentazione del libro e come acquistarlo: Link al sito LA SFIDA EDUCATIVA

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"Dalla crisi educativa si può uscire. Per farlo dobbiamo riacquistare il coraggio di vivere da adulti, perché non possiamo nascondere ai nostri occhi una verità che i ragazzi sanno leggere benissimo: la crisi educativa è una crisi degli adulti. E poi dobbiamo recuperare il coraggio di rischiare, di esporci in prima persona. Il coraggio di farci domande, di capire meglio il tempo nel quale ci è toccato vivere, per comprendere sempre più i ragazzi che di questo tempo sono i più autentici rappresentanti.Questo libro vuole essere un aiuto per tutti gli educatori che devono fare i conti con la tirannia del tempo. Un aiuto che prende la forma di 365 riflessioni sull’educazione, molte delle quali sono state pubblicate periodicamente dall’autore sulla pagina Facebook del sito www.lasfidaeducativa.it. Sono 365 punti che potrete leggere tutti d’un fiato o meditare, uno al giorno, per tutto l’anno. Oppure entrambe le cose.Un libro che vuole essere un aiuto per tornare a fare il mestiere più difficile ed al contempo più bello del mondo: quello di aiutare un cucciolo d’uomo a diventare ciò che è chiamato ad essere sin dal momento in cui è stato concepito.


"Il mestiere di educare” 

di Saverio Sgroi


da introduzione al libro "La sfida educativa giorno per giorno"

sabato 16 gennaio 2016

D'Avenia, Poretti e il più grande spettacolo al mondo prima del Big Bang

Riportiamo questo articolo tratto da ilsussidiario.net dove si parla di educazione, di genitori e di insegnanti. 
E a parlarne, in un incontro pubblico organizzato da una scuola paritaria lombarda (La Zolla) sono il professore di scuola e scrittore Alessandro D'Avenia, ed il comico Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Qui l'articolo originale di Roberto Persico : clicca qui

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D'Avenia, Poretti e il più grande spettacolo al mondo prima del Big Bang

Alessandro D'Avenia e Giacomo Poretti si sono incontrati alla scuola paritaria La Zolla di Milano per parlare dell’educazione figli e studenti.

Di Roberto Persico

Non capita tutti i giorni di riempire un teatro da quattrocento posti, più tutte le persone in piedi o sedute per terra, a discorrere di educazione. Certo la coppia dei relatori ha il suo appeal: Alessandro D'Avenia e Giacomo Poretti, invitati da La Zolla, la scuola che quarant'anni fa a Milano alcuni genitori hanno deciso di iniziare perché anche i loro figli potessero godere della bellezza di vita che loro avevano incontrato nella fede cristiana.
Ma che ci fanno un comico di successo e un romanziere di rango a parlare di "Alleanza scuola-famiglia di fronte alle nuove sfide educative"?
Semplice, Poretti è un genitore, suo figlio è alunno de La Zolla, dove, fedeli all'origine, non si smette di riflettere sull'educazione; D'Avenia è un insegnante, molto amato dai suoi alunni (ma anche temuto, come racconterà…). Tra i due un dialogo serrato, simpatico, che non di rado strappa una risata al pubblico (si può non ridere con Giacomo?), ma per niente umoristico, anzi.
«Ai miei tempi - esordisce Poretti - l'alleanza scuola-famiglia era chiara. Se prendevo un 5, tornavo a casa e pam!, mi beccavo una sberla. Se azzardavo una timida difesa – "mah, la maestra…" - pam!, altra sberla, discorso chiuso. Un'alleanza di ferro. Adesso, un insegnante deve avere perlomeno un buon avvocato, uno psicologo e magari una guardia del corpo. E sempre più si trovano insegnanti che si sentono inadeguati al proprio lavoro. Tu ti senti mai inadeguato?».
La risposta di D'Avenia spiazza subito: «Sempre. Ogni giorno scopro di essere inadeguato. Ma è giusto. Perché i ragazzi sono diversi da come li immagino io. È il compito della realtà resistere all'immagine che noi ne abbiamo. I figli, gli alunni fanno il loro dovere. Noi li consideriamo oggetti da gestire; invece sono soggetti da servire. Per questo bisogna tener aperta la porta al fallimento: perché ci permette di recuperare il nostro posto, di riscoprire che i ragazzi non sono nostri, ci sono affidati». Legge la mail di un suo studente: "Lei è il primo che ha preso sul serio il mio desiderio". «Questo è il punto - prosegue -. Per noi i figli, gli alunni sono problemi da risolvere, da far rientrare nello schema che abbiamo già immaginato per loro. Invece ognuno di loro è un mistero, ognuno è una persona con la sua struttura, con le sue potenzialità. Non cercano un adulto infallibile, ma un adulto che sappia chiedere scusa. E che sappia guardarli per quello che sono. E quando lo incontrano, esattamente come i ragazzi delle generazioni precedenti, si entusiasmano»
«Invece gli adulti di oggi - incalza Giacomo (sintetizziamo, chi fosse interessato troverà al più presto il file con la registrazione dell'incontro sul sito della scuola) - sembrano dominati dal mito dell'eccellenza: se non hai tutti 10, se non fai tutto alla perfezione, se non sai benissimo l'inglese, eccetera, sarai un fallito, dice la mentalità corrente». 
Ironizza, non può farne a meno, sul proprio curriculum scolastico - istituto professionale fatto in qualche modo - e su quello dei suoi compari, Aldo e Giovanni, non tanto diverso: dal punto di vista della scuola sono dei falliti, bollati col classico "non combinerà niente di buono nella vita"…».
«Perché veniamo da qualche secolo di mentalità borghese - è la risposta -, che ha come criterio supremo l'efficienza, la produttività. E abbiamo dimenticato che le persone sono un mistero, e che il futuro è nelle mani di Dio». Per ribadire il concetto sfoggia la sua competenza di insegnante di greco (i lazzi fra il dotto linguista e il figlio dell'operaio sono imperdibili): «Il Vangelo dice "A ciascun giorno basta la sua pena". In realtà l'originale greco è ancora più significativo: "La ferita di quello stesso giorno è sufficiente". Questa è la questione: non si tratta di produrre un risultato, ma di tenere aperta la ferita che la realtà, sempre, inevitabilmente produce su ciascuno. Questo non vuol dire che tutto vada bene, che a scuola non si debba valutare, tutt'altro (lui di voti ne dà tanti, e quelli belli non li regala certo); vuol dire che puoi dare un 4 a uno e quello si sente guardato come una cosa importante, capisce che quel 4 non è una pietra tombale, ma un'indicazione per diventar grande. Il problema è che cosa desideriamo per i nostri ragazzi: che abbiano successo dal punto di vista del mondo, o che sappiano stare nella vita, davanti alla realtà, in modo vivo?».
La domanda successiva vien da sé: «Ma allora, da dove si può ricominciare?». «L'educazione non è questione di tecniche, ma di tempo. Quanto tempo noi genitori dedichiamo ai nostri figli? Ci lamentiamo che sono sempre sui loro cellulari, ma chi ha messo il televisore in sala da pranzo, il computer nella loro camera?». Tira fuori un'altra mail, questa volta è un ragazzo che ha letto Bianca come il latte, rossa come il sangue, e si rivolge all'autore per chiedere un consiglio. "Ho quindici anni, ho tutte le ragazze che voglio ma non so che farmene. E non so che fare della mia vita". «Vedete? - è il commento - I quindicenni di oggi sono già una generazione di ritorno. Hanno una quantità sterminata di informazioni, ma non la capacità di leggerle. Hanno già consumato internet, facebook, tutto quel che noi accusiamo, e chiedono a noi che significato ha. E questo chiedono a noi. Ma per farlo occorre tempo, occorre stare con loro. Quanto tempo stiamo con loro? In quante famiglie si sta insieme a tavola?». Rievoca la sua famiglia, sei figli, «con tante ferite e tanti fallimenti, non certo una famiglia perfetta. Ma sempre unita, intorno alla cucina della mamma».
Dal pubblico qualcuno che evidentemente l'ha provata annuisce entusiasticamente. Poi Alessandro lancia il botto finale: «I miei alunni sono il più grande spettacolo del mondo prima del Big bang. Sì, prima, perché prima del Big bang loro esistevano già nella mente di Dio. Il Big bang è stato fatto perché potessero venire al mondo loro. Allora non puoi non guardarli come una cosa grande, come un dono da seguire. Il resto sta a ciascuno di noi». Poretti sintetizza nel suo stile: «Pasta al forno e sbagliare: ecco cos'ho imparato questa sera».
Ma la sfida è aperta, il lavoro prosegue. Prossimo appuntamento già in calendario: venerdì con 22 Franco Nembrini.

lunedì 4 gennaio 2016

Giovedì 14 gennaio ore 20,45, presentazione del libro "Semplicemente una mamma"

Desideriamo segnalare un incontro molto interessante e che in qualche modo ha qualcosa a che fare con la nostre attività educative:



"Vita e Cultura"
organizza
"Incontri con l'Autore"

Annalisa Sereni presenta il suo libro
"Semplicemente una Mamma"

giovedì 14 gennaio ore 20.45

Oratorio della Visitazione
(Auditorium Bottazzi, 
accanto alla Parrocchia)

Piazza Giovanni XXIII, 
San Pietro in Casale


Annalisa Sereni è moglie, mamma (di sette figli) e medico. Da questa esperienza a 3 M (moglie, mamma, medico) sono nate tante cose e non solo dentro la famiglia: un blog seguitissimo, un impegno forte per la vita di tutti, anche di chi si pensa che potrà avere una vita infelice (ma perché?), per chi sembra diverso. E infine un libro (con prefazione di Pupi Avati, vedi allegato), che non è solo la storia di una famiglia, ma anche un insieme di insegnamenti nati da questa ricca esperienza e rivolti a coniugi e genitori.

Il più importante: come i figli nascono dall’amore dei genitori, così anche la loro crescita, l’educazione, la loro sicurezza e la loro allegria provengono direttamente dall’unione e dall’amore dei loro genitori.
Il libro è anche un'occasione per parlare di orientamento familiare: chi ha seguito gli appuntamenti che negli anni e nei mesi scorsi abbiamo proposto come "scuola per genitori" troverà in questo incontro tanti piccoli spunti di riflessione proprio sul tema "educare se stessi per educare i figli".
Anche per questa ragione vi invitiamo a partecipare all'incontro.

lunedì 28 dicembre 2015

Benvenuto a Bologna al nuovo Arcivescovo Matteo Maria Zuppi

Con grande gioia, vogliamo anche noi dare, nel nostro piccolo, il benvenuto al nuovo Arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Maria Zuppi.

Già dopo pochi giorni il suo arrivo nella nostra Diocesi, ha voluto presiedere la celebrazione in ricordo di Mariele Ventre.

Ed è con le sue stessse parole che desideriamo manifestare tutta la nostra gioia per il suo arrivo.

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(.....) "La gioia del Vangelo si confronta con i tanti motivi di preoccupazione, che agitano i nostri cuori e il mondo. A qualcuno può apparire ingenua, pensando alle sfide che dobbiamo affrontare e alle tante insostenibili sofferenze del nostro tempo. Ma la nostra gioia non è scappando il confronto con la realtà, chiudendosi in paradisi finti, smettendo di lottare contro il male. L'avvento ci prepara a riconoscere la nostra gioia nella debolezza scandalosa della mangiatoia di Betlemme. La gioia si misura con le difficoltà vere della vita ed è lotta. E tutt'altro che buonismo! La misericordia vede e prepara quello che ancora non c'è,  "Credo, Signore, in Te Parola. Credo non in ciò che vedo, credo senza vedere e credo che vedrò. Il segno è il figlio della Vergine", pregava il sacerdote di Roma, Andrea Santoro, martire in Turchia, uomo di profonda e sofferta gioia. Anche noi domandiamo oggi a Giovanni Battista "cosa dobbiamo fare", smettendo di ricorrere alle nostre abitudini e alla sapienza triste del pensare a sé. Percorrete, risponde, la via della gratuità, del dono, regalando quello che avete a chi non lo ha. La misericordia non si riceve solo, ma si dona! La gioia è nella solidarietà perché la troviamo nel preparare per gli altri e nel rispondere noi, con quello che abbiamo, alle loro domande. Giovanni propone ai pubblicani la via della legalità, del lavoro come servizio, di un senso sobrio della vita. E poi ai soldati, uomini abituati a essere aggressivi, violenti, che cercano la gioia nell'affermazione del proprio ruolo, della considerazione, della propria forza che umilia gli altri, Giovanni Battista chiede di non maltrattare mai nessuno, cioè di essere umili e di accontentarsi,  cioè di non essere ossessionati e deformati dalla logica del possedere, che rende voraci e violenti, liberandosi dal demone del consumismo che ci fa credere di stare bene perché abbiamo tanto. Il cristiano è per la gioia, ma vera, non drogata, non l'inferno di una gioia individuale. 
(......)"

giovedì 3 dicembre 2015

Mariele Ventre, quando un buon maestro vale "oro"


Ripubblichiamo l'articolo/intervista sulla nostra scuolina, apparso nei giorni scorsi su "il sussidiario.net" 

Per vedere l'articolo in versione originale, puoi cliccare sul link in fondo al testo


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Mariele Ventre, quando un buon maestro vale "oro"
Marco Lepore intevista Alessandra Barattini

A San Pietro in Casale, comune italiano di 12.000 abitanti in provincia di Bologna, collocato nella "bassa emiliana a metà strada fra il capoluogo e Ferrara, c'è una "scuoletta" che sta spopolando. 
Una scuola cosiddetta "paterna", cioè a gestione privata e non paritaria, priva di ogni sussidio pubblico. Eppure graditissima alle famiglie, al punto che non è possibile accontentare tutte le richieste di iscrizione. Abbiamo cercato di capire quali sono le ragioni del suo successo intervistando Alessandra Barattini, gestore e direttrice della scuola.


Alessandra, innanzitutto perché una scuola dedicata a Mariele Ventre?

Mariele Ventre è una perla preziosa della storia bolognese. Come tanti ricorderanno, è stata la storica direttrice del Piccolo coro dell'Antoniano di Bologna, che, dal 1963 fino al 1995, anno in cui è scomparsa prematuramente all'età di 56 anni, ha insegnato a cantare ai bambini del coro dello Zecchino d'oro. Una persona umile e straordinaria, tanto che nel 2013 è stata presentata la richiesta di apertura del processo di accertamento delle virtù di Mariele, che è il primo passo verso il processo di beatificazione.


Puoi dirci qualcosa di più per capire cosa c'entra la questione educativa?

Mariele, come diceva anche sua sorella, è molto più di quello che appariva in tv. La televisione stessa le è servita per entrare nelle case degli italiani, per portarci il suo metodo, che era una specie di missione educativa, perché insieme al canto insegnava ai bambini a stare insieme, ad amare gli altri, a non voler prevaricare, a capirsi… Il suo compito non era solo quello di dirigere, ma sceglieva accuratamente ogni testo delle canzoni da proporre, perché doveva servire ad educare i piccoli.


Quindi aveva una grande passione educativa…

Certamente! Era una donna infaticabile ed appassionata, si faceva carico di tutti, era severa ed esigente, perché studiava ogni bambino, voleva capirlo a fondo, scoprirne le potenzialità; una volta, poi, che aveva capito, pretendeva che le mettesse a frutto, che raggiungesse quei risultati. Amava insegnare ai bimbi il valore del sacrificio e del fare bene le cose per sé, senza il miraggio del successo.


Forse, quello del successo era di più un desiderio dei genitori…

Sì, nei bambini è indotto; infatti osava spesso rimproverare i genitori troppo ambiziosi, che si lamentavano perché i propri figli non erano stati abbastanza inquadrati durante la trasmissione, indicando anche a loro il senso di quel servizio.


Veniamo alla scuola. Come nasce e perché?

La scuola primaria paterna "Mariele Ventre" è nata 5 anni fa con una classe di 13 bambini e ha raggiunto quest'anno il ciclo completo della primaria accogliendo 86 bambini. Il 16 ottobre si sono chiuse le iscrizioni per il prossimo anno scolastico per esaurimento posti, ma stanno bussando alla porta impazienti le famiglie che vogliono iscrivere i propri figli nella prima classe del 2017/18!

A cosa è dovuto questo risultato positivo? Alla posizione comoda o a che altro?

La scuola si trova nel Comune bolognese di San Pietro in Casale, ma diversi bambini che la frequentano abitano in un raggio di 30 chilometri. Come tutte le scuole paterne l'aspetto economico è completamente a carico delle famiglie che la scelgono (senza possibilità di sgravi fiscali). Inoltre non essendo paritaria i bambini sono sottoposti ad una prova d'esame tutti gli anni. Non si può certo pensare che mandare i propri figli alla "Mariele" sia da ritenersi una scelta di comodo. 
Non c'è dubbio. Allora cosa cercano i genitori che prendono questa decisione per i loro figli?
Le risposte potrebbe essere diverse ponendo la domanda a tutte le famiglie coinvolte, ma ce n'è sicuramente una che le accomuna e le comprende tutte: un desiderio di felicità e di bene. 
Però questo, in fondo, è il desiderio — talvolta inespresso — che tutti i genitori hanno verso i propri figli. Perché, allora, rivolgersi proprio a voi?
Probabilmente perché questo desiderio è il motore che ha mosso le tre famiglie che hanno dato origine alla scuola, e questo si comunica ancora oggi nell'esperienza della scuola. Le famiglie che ci incontrano, magari inaspettatamente, diventano più consapevoli del loro bisogno e del bisogno di felicità e di bene dei loro figli e per i loro figli.

Qual è il vostro metodo educativo? 
Innanzitutto si è voluto dare continuità al bene e alla condivisione educativa che le tre famiglie iniziali avevano visto e vissuto alla scuola dell'infanzia. L'idea, non originale, ma da realizzare con grande impegno e determinazione, è stata fin da subito quella di mettere veramente al centro del progetto educativo della scuola il bambino con la sua unicità. Man mano che prendeva forma questo progetto si delineava sempre più chiaramente la mission: "Accogliere ogni bambino con lo sguardo rivolto alla sua unicità e farlo incontrare con la bellezza della conoscenza perché la sua persona si realizzi pienamente".  
Come avete dato concretezza tutto questo? 
Partendo dall'adulto, dall'insegnante che deve essere colui che possiede quello "sguardo" capace di vedere non solo l'unicità, ma anche l'interezza di quel bambino, per cui si è pensato subito alla maestra unica. Inoltre un insegnante "appassionato" a ciò che insegna, perché solo così si genera "attrazione" (che è il contrario della "distrazione"). Infine un insegnante capace di educare perché capace di "piegarsi" sul bambino, pur restando lui l'adulto. Questi sono i "titoli" richiesti ai docenti della scuola di "Mariele".
E quali sono i contenuti del vostro insegnamento? 
Naturalmente i programmi ministeriali dettano le coordinate, ma tutto deve fare riferimento alla realtà. Per questo spesso si esce dalla classe per entrare nella vita… oppure è la vita che entra in classe. 
Rispettare sempre la centralità del bambino: come si fa?  

Tenendo conto di come impara, cioè partendo dalla sua curiosità e passando dall'esperienza. Ogni apprendimento alla scuola di Mariele cerca di fare i conti con il dato esperienziale. In prima, ad esempio, tutte le lettere sono apprese ed associate a delle attività legate alla storia dei bambini e del territorio in cui vive. Per fare un esempio la lettera T per i "primini" di quest'anno contiene l'entusiasmo di un viaggio in Treno e il gusto di fare e mangiare i Tortellini fatti insieme ad una nonna seguendo la nostra… Tradizione.
Insomma, da un piccolo seme della tradizione bolognese un grande albero… 
Esatto. Lo zecchino d'oro che Mariele ha investito in educazione ha iniziato a fruttare cento volte tanto.


Per leggere l'intero articolo, vai qui: qui l'intero articolo

mercoledì 11 novembre 2015

Educare, al cuore del metodo



Chi segue questo blog, conosce già il Professor Alessandro D'Avenia (Profduepuntozero.it) perchè è già stato più volte ospite del blog. 

Oggi rilanciamo un suo interessante articolo pubblicato proprio in data odierna su "Avvenire" (qui versione on-line: Da Avvenire: articolo) e riguardante il tema della scuola e educazione.
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Educare, al cuore del metodo
Oltre ogni riduzionismo, c'è la via. Che è Cristo

di Alessandro D'Avenia


La via dell’educare, se non si vuole rimanere disorientati dalle pedagogie più o meno riduzionistiche dei nostri tempi, è e resta solo una: Cristo. Egli ha detto di essere la via (Gv 14,6: odòs) e la parola metodo, che contiene la parola via ( metà: dopo più odòs: via), indica l’andar dietro, l’indagare attentamente, il seguire le tracce. Il metodo dell’educazione è Cristo, perché Cristo ne è la via stessa e la meta, la mappa e la destinazione, essendo anche verità e vita. Lo dice in modo efficace la patrona d’Europa Edith Stein, filosofa e martire del XX secolo, in un libro non a caso intitolato 'La vita come totalità': «Col termine educazione intendiamo la formazione dell’essere umano nel suo complesso, con tutte le sue forze e capacità. Cos’altro vogliamo raggiungere coll’educazione se non che il giovane che ci è affidato divenga un essere umano vero e autenticamente se stesso (tale quale Dio prescrive all’uomo di essere e questo sia nel senso generale della natura umana quanto in quello particolare della personalità individuale).



Come conseguire però questo fine? L’educatore deve possedere un’idea chiara e un giudizio vero riguardo a in che consista l’educazione, cioè l’autentica natura umana e l’autentica individualità. Formare esseri umani autentici significa formarli ad immagine di Cristo, ma per farlo l’educatore deve essere lui stesso un essere umano autentico». Solo Cristo è garanzia di autenticità per l’uomo di ogni epoca, perché «Cristo Redentore rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso» ( Redemptor Hominis 9), solo il confronto continuo con la figura di Cristo e la relazione viva con lui prepara e ripara qualsiasi pedagogia incompleta, ora nella considerazione della vera natura umana, ora in quella del concreto e irripetibile darsi della natura umana in quell’uomo o in quella donna. Solo Cristo, come metodo, consente all’educatore la totale apertura all’altro come essere al contempo storico e necessario, perché voluto da Dio come figlio suo dall’eternità, nel tempo concreto che gli è dato vivere. Solo un’antropologia cristologica consente di entrare in tensione positiva con i limiti di ogni cultura ed esistenza, perché va, come il concavo con il convesso, a completare ciò che manca, trasformare ciò che è informe, purificare ciò che è ferito. Questo ci mette al riparo da qualsiasi scoraggiamento o fuga in tempi andati: «Non temete! Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni.



Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale... Chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una nuova possibilità di bene» (Lettera di Benedetto XVI sul compito urgente dell’educazione). L’amore di Dio raggiunge la creatura, se l’educatore a cui è affidata, è in relazione diretta e vitale con Cristo. Ciò avviene, per mediazione diretta, attraverso i genitori, a cui Dio affida i figli (pro-creazione), e indiretta attraverso quelle persone a cui i figli sono ulteriormente affidati dal punto di vista educativo (con-creazione). Il mio pensiero corre infatti, da un lato, ai miei genitori, che festeggiano quest’anno 50 anni di matrimonio: a loro devo la vita, l’esempio di un amore fedele, in cui per sempre è sinonimo di ogni 24 ore, e una fede vissuta nel quotidiano, come dono e compito, nelle cose di tutti i giorni, secondo l’insegnamento di San Josemaría Escrivà; e, dall’altro, ai maestri che ho avuto, in particolare il martire e beato Padre Pino Puglisi, professore di religione del mio liceo, capace di far vedere il volto di Cristo persino ai suoi assassini, rieducati alla libertà grazie a quel sorriso.



Fuori da questa via maestra (Cristo) si scivola in umanesimi parziali e incompleti, anche se a volte apparentemente efficaci e seducenti, ma uno solo resta l’umanesimo integrale: «Siamo quegli esseri complessi che vivono a livelli successivi, a un livello animale e biologico, a un livello intellettuale e umano, e a un livello ultimo che si situa in quegli abissi che sono la vita di Dio e la Trinità. Per questo abbiamo il diritto di dire che il cristianesimo è un umanesimo integrale, e cioè che sviluppa l’uomo a tutti i livelli della sua esperienza. Dobbiamo diffidare sempre di ogni tentativo di ridurre lo spazio in cui si muove la nostra esistenza. Noi respiriamo a fondo solo nella misura in cui non ci lasciamo rinchiudere nella prigione del mondo razionale e psicologico, ma dove una parte di noi sfocia in quei grandi spazi che sono quelli della Trinità. Ciò che fa sì che vi sia una gioia di vivere nel cristianesimo che è incommensurabile» (J.Danielou, Miti pagani e mistero cristiano).



Il fine dell’educazione è la gioia di vivere, che solo un figlio di Dio, che si sa tale e ne fa esperienza, può sperimentare nel tempo crepuscolare e imperfetto di questa vita. La via dell’educare è Cristo, perfetto Dio e perfetto uomo, gli educatori potranno educare nella misura in cui non sono più loro a vivere, ma Cristo a vivere attraverso loro, perché egli è il metodo stesso della pedagogia divina. Solo così potranno offrire non il respiro corto di se stessi, ma il soffio della vita tutta, piena e indistruttibile, perché «ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo. Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore, e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto» ( Laudato si’, n.78), se è così per i gigli del campo, cosa sarà per i figli degli uomini, che Dio affida a noi educatori?