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testo

“Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera,

lasciata all’iniziativa privata e ai comuni.

La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola

è indipendente dal controllo dello Stato”

Antonio Gramsci, Grido del Popolo, 1918

sabato 20 agosto 2016

Adolescenza: il segreto di ogni modello educativo è avere sempre un approcio ottimista

Adolescenza in famiglia: come aiutare i genitori ad affrontare un periodo difficile per i propri figli

L’età dell'adolescenza dei propri figli si presenta per molti genitori come una situazione di grande incertezza e di preoccupazione.


Tuttavia, se viene vista come una fase normale e naturale della vita dei propri ragazzi, e soprattutto se si è ben preparati ad affrontarla, può essere la giusta occasione per considerarla come un periodo di sfida e di crescita personale per tutta la famiglia.

Adolescenza: un libro per aiutare e orientare i genitori
Il libro scritto dalla Dott.ssa Teresa Artola González, Situazioni quotidiane dei tuoi figli adolescenti, (traduzione italiana dal plurieditato libro spagnolo Situaciones cotidianas de tus hijos adolescentes) è una guida di riferimento fondamentale che aiuta a capire meglio gli adolescenti e le situazioni che ruotano attorno a loro.
In questa opera si affrontano alcune delle situazioni e dei problemi quotidiani più comuni con i quali si trovano a doversi confrontare molti genitori. Si illustrano ad esempio le caratteristiche dello sviluppo di un adolescente e quali sono i principali problemi tra i 12 e i 16 anni. Il libro si compone di sei capitoli e offre alcuni orientamenti a fini pedagogici, per mettere in pratica quello che si legge, con alcune raccomandazioni bibliografiche per approfondire la materia.
Il primo capitolo riassume le trasformazioni degli adolescenti e definisce questa tappa come un processo, non come un problema. Partendo da questo principio, l'autrice spiega questa tappa come un primo passo di transizione verso la maturità, verso lo sviluppo personale del carattere e della personalità per la ricerca di una propia identità che porti a configurare il progetto di vita dei futuri adulti. I genitori devono affrontare questo processo con serenità, pazienza, ascolto ed unione.
Nel secondo capitolo si affronta il tema della comunicazione tra genitori e figli, che diventa problematica nel periodo dell’adolescenza. L'autrice descrive quali possono essere le reazioni dei genitori e le soluzioni davanti ai problemi che derivano proprio dalla mancanza di comunicazione. Allo stesso tempo offre varie soluzioni per risolvere le difficoltà di comunicazione tra genitori e figli.
Il terzo capitolo è centrato sul tema del tempo libero. Secondo l’autrice, l’ozio non ha cehe vedere con la pigrizia. Bisogna impararae ad usare il tempo libero per fare attività ricreative, ludiche ma anche di formazione. Il tempo libero deve essere usato con responsabilità e criterio. Inoltre è bene abituare i giovani ad aprirsi agli altri con generosità.
Nel quarto capitolo si riflette sul tema dell’amicizia durante l’adolescenza. L'autrice spiega che gli amici hanno un grande peso in questo periodo e possono essere di contrappeso all'influsso paterno. Allo stesso modo, segnala che l'adolescenza è la tappa della nascita della vera amicizia ed offre chiavi affinché questo processo sia adeguato, insegnando ai figli a sviluppare abilità sociali e comunicative.
Nel quinto capitolo si affrontano i problemi che preoccupano maggiormente i genitori, offrendo suggerimenti preziosi per risolverli, come ad esempio intuire il sorgere di certe problematiche e prevenirle.
Nell'ultimo capitolo infine l'autrice si concentra sui valori e sulle virtù, come la sincerità, l'obbedienza, la responsabilità, gli ideali e la sobrietà.
Il segreto di ogni modello educativo è avere sempre un approcio ottimista
Il libro offre una guida di consultazione e di orientameno molto efficace, con un contenuto ben spiegato ed ordinato. La sua lettura è agile e, grazie ai suoi consigli pratici, è un'opera di riferimento che ogni educatore e padre dovrebbe consultare con i propri figli. Ogni tema è affrontato sempre con un punto di vista ottimistico, ma allo stesso tempo realista, offrendo modelli educativi utili per orientarsi nel mondo attuale e che possono essere concretamente adattati a ogni situazione reale, partendo però dal punto che la conoscenza dei propri figli è fondamentale per intevenire con successo sui loro problemi e sulle loro inquietudini.


(*) Carmen María Martínez Conde è laureata in Sociologia e ha un Master in Matrimonio e Famiglia

venerdì 12 agosto 2016

Esperienze di scuola parentale: "La didattica nel casolare una nuova scuola media"

A Nibbiaia la “Alberelli” da un’idea di Nicola e Sara: autogestiti e autofinanziati
Tre anni di corso, obiettivo 15 iscritti.

Il racconto dei due ex cooperatori




Nibbiaia (Rosignano Marittimo, Livorno)

In mezzo agli alberi del “Casolare Alberelli” di Nibbiaia è nata un'idea che sta muovendo in questi giorni i primi passi, mirando all'attivazione nel mese di settembre: la “Scuola Media Normale Alberelli”, una scuola parentale autogestita e autofinanziata dai genitori improntata a nuove metodologie formative.
L'idea nasce da Nicola Scarpellini e da sua moglie Sara Filucchi, proprietari del “Casolare Alberelli”, con un passato nella cooperazione internazionale in America Latina, spinti in questo percorso dalla loro bambina di 11 anni Isola, che a settembre inizierà la prima media proprio qui. «Grazie alla rete dei nostri contatti che ci hanno aiutato a concretizzare questa idea, insegnanti, accademici, formatori, in particolare Luca Mori, filosofo e formatore dell'Università di Pisa che sarà il coordinatore dell'intero progetto, abbiamo pensato alla creazione di questa scuola parentale che è resa possibile dalla legge italiana - spiega Nicola Scarpellini – crediamo che l'età di passaggio dalle elementari alle medie sia particolarmente sensibile e che i bambini abbiano bisogno di avere uno spettro di conoscenze sempre più ampio e approfondito per orientarsi con spirito critico in un mondo complesso. Non abbiamo creato una “campana di vetro” per i bambini ma una vera e proprio scuola con le sue regole e il suo rigore, aperta però a una pluralità di discipline e metodologie». Nel programma si trovano corsi di programmazione informatica, astronomia e fisica, storia delle religioni, educazione ecologica e ambientale . «Tutti i moduli formativi saranno tenuti da insegnanti universitari che hanno una particolare esperienza anche con i bambini – spiega Sara Filucchi – e ai moduli di formazione canonica affiancheremo queste lezioni con una metodologia partecipativa e integrata, grazie ai piccoli numeri con cui ci confronteremo. Non siamo una scuola privata, ci autofinanzieremo con i genitori che condivideranno ognuno una quota per gli stipendi degli insegnanti, anche se alcuni interverranno gratuitamente, e per le ordinarie spese di gestione». L'aula a disposizione è un'ampia sala dalle grandi vetrate che si affaccia dalle colline al mare ma l'intera area del casolare con i suoi 40 ettari sarà un'aula allargata. «Speriamo di arrivare ad una quindicina di iscritti. Alcuni genitori che ci hanno contattato sono interessati a singoli moduli formativi che abbiamo predisposto e questa sarà una ulteriore possibilità, per chi non se la sentisse di provare l'intero triennio delle medie da noi. La scuola statale purtroppo si confronta con una mancanza di risorse cherende impossibile l'attivazione di esperienze di questo genere, per questo ci siamo chiesti come potevamo intervenire, riflettendo sul futuro di Isola e su come un giorno si confronterà con i suoi strumenti con il mondo che la circonda» conclude Sara Filucchi.
Per informazioni: cell 338 828 125

sabato 6 agosto 2016

“Tu sei veramente un grande dono per noi”

“Tu sei veramente un grande dono per noi”

E’ il messaggio da trasmettere sempre ai figli.Per rassicurarli sulla certezza del nostro amore per loro


Vuoi che tuo figlio non gridi quando fa i capricci? Parlagli con calma e con un volume di voce normale, esprimendo il tuo disaccordo con il suo comportamento e chiedendogli di dire quello che sente, senza gridare. Se lo rimproveri alzando la voce peggiori la situazione.
Non si può chiedere a un bambino di fare qualcosa che i genitori non fanno. L’educazione è efficace quando i genitori sono coerenti e cercano di vivere per primi quello che chiedono ai figli.
I bambini si sviluppano nella relazione con i genitori e con le persone da cui si sentono amati. Per questo badano alle aspettative nei loro confronti, per cercare di accontentarle e continuare così a ricevere amore e apprezzamento. Noi adulti comunichiamo quello che ci aspettiamo dai figli non solo con le parole, ma anche con i gesti, il tono della voce, gli sguardi, la vicinanza o la lontananza fisica, elementi che è bene saper gestire in funzione di una comunicazione incoraggiante e ottimista. “Tu sei veramente un grande dono per noi” dovrebbe essere uno dei messaggi trasmessi senza parole al bambino.
E’ quindi importante imparare a vedere il mondo con gli occhi dei bambini, per comprendere quali aspettative trasmettiamo loro, e per correggerle, eventualmente, se ci accorgiamo che sono esagerate, o centrate su noi stessi anziché sul bene del figlio. Infatti per una sufficiente-discreta (non pretendiamo troppo dai genitori…) educazione dei figli è utile ragionare su se stessi, sulle proprie convinzioni e sulle aspettative che si nutrono. Da lì si può costruire un percorso più centrato sulla figlio che sui genitori.
Comunque è bene sempre rassicurare i figli sulla certezza del nostro amore per loro, indipendentemente dal loro modo di comportarsi. Il che non significa assecondare capricci e vizi.
L’educazione incontra anche difficoltà, dubbi, paure, oltre alla gioia e ai momenti di chiarezza di idee. Bisogna dire che il clima emotivo e mediatico induce a esagerare i problemi. Non che non ci siano, ma non sono sempre così gravi come la suggestione suggerisce. 
Avvertiamo un mondo sempre più complesso, difficile e pericoloso e vorremmo delle ricette sicure che ci risparmino troppi errori.
“Ho paura che mio figlio non riesca, che possa cadere nell’anoressia o nella tossicodipendenza, ho paura che mia figlia rimanga incinta, che mio figlio metta incinta la sua ragazza”. Ma non esistono ricette; la strada è quella della formazione, del confronto con altri genitori e della fiducia nel proprio compito educativo.
C’è anche la tendenza a considerare malattia quella che invece è una comune manifestazione a una certa età e in un determinato momento di crescita. Ci rivolgiamo allora allo psicologo, al medico, allo psichiatra. Un comportamento problematico è vissuto come qualcosa di straordinario, che ha bisogno della consulenza di un professionista esperto.
È vero, non è facile tracciare un linea precisa di divisione tra normalità e malattia, tuttavia psicologi e consulenti familiari tranquillizzano i genitori: sì, possono presentarsi aspetti patologici nella mente e nel comportamento del bambino e dell'adolescente, ma non sono così diffusi come sembra. La maggior parte delle difficoltà che si presentano nei figli vanno affrontate nell'ambito della normale educazione.
Consideriamo inoltre che nell'età dello sviluppo, il bambino e il giovane hanno una buona capacità di adattamento alle situazioni, quindi i comuni errori nell'educazione in cui cadono genitori ed educatori, non vanno vissuti come tragedie e non causano danni irreversibili, come la paura e il senso di colpa possono indurre a pensare.

Articolo tratto da : www.comunicareinfamiglia.com

mercoledì 13 luglio 2016

Un nuovo amico per l'estate: un buon libro

L'estate è tempo di riposo e relax. 
Ed è anche una buona occasione per leggere un buon libro, tra una nuotata e una passeggiata. Proviamo a dare qualche indicazione utile per una buona lettura estiva:

(da varie fonti, tra cui Megliounlibro)
 
Il mare nasconde le stelle (F.Barra ed. Garzanti 2016)
Il mare sembra una distesa infinita. Remon ha quattordici anni e da giorni è su una barca, infreddolito ed affamato. Il rumore della paura è assordante in quel silenzio. Ma Remon non si sente solo. Guarda il cielo e affida alle stelle la cosa più importante per lui: il suo sogno di libertà. Non sa dove è diretto. Sa bene da cosa sta fuggendo. Dal suo paese, l'Egitto. Dall'odio e dalla intolleranza che hanno cambiato la sua vita all'improvviso. Perché Remon è cristiano e non è più libero di giocare per le strade, di andare a scuola, di pregare Dio. È stato costretto a scappare senza dire addio alla sua famiglia.

L’abbraccio benedicente (H. Nouwen, ed. Queriniana)
Un classico di Henri Nouwen, che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. Qui i temi del ritorno a casa, della riconciliazione e dell’abbraccio del padre misericordioso rivivono in una avvincente interpretazione della parabola evangelica del ritorno del figlio prodigo, riletta alla luce di un celeberrimo dipinto di Rembrandt

Prendi il vento (F. Bartoli, ed. Ancora 2016)
È un mistero il vento. Ma chi ne ha sentito la voce, anche per una volta sola, non può resistere al suo fascino. Ci sostiene in lunghe planate silenziose giù dalle cime o ci porta in rapide ascese a vite, sull’ala di correnti calde; ci chiama ad emozionanti boline da rovesciarti o a tranquilli bordeggi contemplando la costa. È il vento che guida e tu lo devi assecondare, ma nulla è più seducente che stringerne il potere tra le mani.
È un mistero il vento. Tutta la vita cambia al suo passaggio.  
 
Mi ricordo (Paola Capriolo, ed Giunti 2015)
La vita a volte gioca con noi e il più delle volte ci chiediamo il senso di tali “scherzi del destino”, ma tutto ha un senso, come lo scorrere inesorabile di un fiume, che imperturbabile al mutar delle stagione, ad ogni primavera ridona vigore ai campi. A volte facciamo dei giri assurdi ma solo quando il cerchio si chiude possiamo realmente lasciare il passato alla spalle e guardare con nuova fiducia al nostro futuro. “Ti so e ti ricordo!”
Lo strano viaggio di un oggetto smarrito (S.Basile, Garzanti 2016)
"Lo strano viaggio di un oggetto smarrito" vede protagonisti il giovane Michele, che “ha dimenticato cosa significa essere amati”, e una ragazza, Elena, che “ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore”. Michele è un capostazione e vive in una piccola casa all’interno della piccola stazione di Miniera di Mare. Ha ereditato il mestiere del padre e si porta dietro il dolore per l’abbandono da parte della madre, verificatosi venti anni prima. Michele è diventato un ragazzo profondamente triste, che conduce una vita solitaria assieme agli oggetti smarriti ritrovati sull’unico treno che passa dalla sua piccola stazione.

Per i più piccoli:
Le avventure di Jacques Papier (M: Cuevados, De Agostini 2016)
( 9-12 anni)
Da un po' di tempo a questa parte, il piccolo Jacques Papier ha il terribile sospetto che tutti lo odino. Tutti eccetto la sorellina Fleur. A scuola i professori lo iqnorono ogni volta che alza la mano, in cortile i compagni non vogliono mai giocare con lui e a casa i genitori si dimenticano persino di aspettarlo per cena. Ma la verità è ancora più sconvolgente di quanto possa sembrare... perché il piccolo Jacques non è che l'amico immaginario di Fleur! E quando troverà il coraggio di chiedere alla sorellina di recidere i fili della fantasia che li legano, per Jacques inizierà un travolgente, poetico e a tratti esilarante - viaggio alla ricerca di se stesso. Chi è veramente Jacques Papier? Qual è il suo posto nel mondo?


martedì 5 luglio 2016

"Il Miglior Dono per i Tuoi figli" - Pillole estive di orientamento familiare (2)

La cosa più importante che puoi dare ai tuoi figli è un matrimonio felice. 

Il dono più bello che puoi regalare ai tuoi bambini è l’armonia familiare nel rapporto tra marito e moglie (dal termine ebraico shalom bayis letteralmente “la pace della casa”)
A partire da alcune delle caratteristiche e comportamenti tipici dei bambini, esporremo ora alcune delle ragioni per le quali una buona genitorialità inizia da un buon matrimonio.

1. I bambini hanno bisogno di stabilità.
I genitori in conflitto scuotono la stabilità emozionale dei loro bambini. Immagina di cercare di fare il tuo lavoro vicino ad un vulcano attivo: ogni scossa ti manderebbe nel panico e saresti sempre in attesa di quella successiva! Quando i genitori litigano frequentemente, i figli rimangono in attesa dei possibili motivi di litigio e questo provoca un clima di generale instabilità.
I bambini crescono nella routine. Vivono molto meglio quando sanno qual è l’ora di pranzo, l’ora di andare a letto, l’ora per stare insieme. Quando sono continuamente preoccupati per la possibile lite successiva dei loro genitori, finiscono con l’impiegare troppa energia emozionale per le loro paure e problemi.
Costruire un matrimonio dove il conflitto viene mantenuto ad un livello minimo dona ai bambini una piattaforma stabile su cui crescere e consente loro di poter essere bambini senza aver paura dei problemi dei loro genitori.

2. Vivono di emozioni. 
I bambini tendono a non essere molto razionali. I bimbi piccoli possono piangere per ore per una ragione futile, come ad esempio una tazza di latte coi biscotti rovesciata: sono consumati dal dolore e dalla delusione e non importa molto il fatto che il frigorifero e la dispensa siano pieni. Questo è normale.
Quando i bambini vivono in una casa dove la temperatura emozionale è frequentemente alta, ne assorbono il calore. Sono come dei rettili emozionali che rendono il loro stato interno uguale alla temperatura dell’ambiente intorno a loro. Se il vostro bambino vi sembra troppo agitato, date uno sguardo al clima generale della casa e domandatevi qual è oggi, o com’era ieri, o la settimana scorsa. La relazione tra i genitori determina in gran parte la temperatura emozionale della casa e perciò il loro impegno a costruire un’armonia familiare costante ed una più serena e pacata gestione della casa è un enorme beneficio per i bimbi.

3. Fanno ciò che fanno i loro genitori.
Tutti sappiamo che dire ai figli come comportarsi senza dar loro l’esempio non funziona. I bambini imparano molto di più imitando gli altri piuttosto che da lezioni e rimproveri, e soprattutto apprendono dai comportamenti dei loro genitori. Così imparano alcune delle più importanti capacità, come camminare e parlare.
Domandati come tratti tuo marito/moglie quando non è d’accordo con te. Alzi la voce? Alzi gli occhi o dai ragione “in modo sgradevole e annoiato”? Essendo un modello del comportamento che vorresti vedere nei tuoi figli, stai dando loro i mezzi per costruire con successo le loro relazioni, ora e per sempre?

4. Vorrebbero vivere con persone felici
Matrimoni felici generano persone felici e le persone felici sono genitori migliori. Possono offrire più amore ed attenzioni, due dei principali ingredienti di una buona educazione dei figli. Possono meglio focalizzarsi sui bisogni dei loro bambini e rispondere loro con maggior pazienza. Per far felici i bimbi non c’è niente di meglio di una casa felice, che significa avere un felice matrimonio.
I genitori che pensano di poter fare il meglio per i loro figli, ma trascurano il loro matrimonio stanno omettendo qualcosa di molto importante. I bambini vogliono che i loro genitori vivano in armonia tra di loro e ne hanno un grande bisogno. Se hai bimbi difficili considera prima il tuo matrimonio. Per insegnare ai tuoi figli ad essere brave persone devi esserlo tu prima di tutto.

Originale pubblicato da  www.aish.com "The Best Gift for Your....."

lunedì 27 giugno 2016

"In famiglia si ama permanentemente per il fatto di essere, di esistere" - Pillole estive di orientamento familiare (1)


Pretendere di abbracciare il significato e le sfide dell’adolescenza in un articolo o in uncortometraggio è un compito impossibile. Quello che però possiamo fare, basandoci sul video proposto, è offrire quattro idee generali su questa tappa della vita, che aiutino i genitori o i formatori di adolescenti a riflettere e a indagare un po’ di più su quello che implica il fatto di accompagnare un essere umano in questo momento della sua esistenza, in cui si mette in gioco una cosa così importante come avanzare verso l’autonomia responsabile e gettare solide basi per la maturità psicologica e l’adattamento sociale.
1. L’adolescenza non è un capitolo da reality
C’è un’idea che a causa della proliferazione di contenuti mediatici sembra essere universale: la crisi dell’adolescenza è una tappa orribile in cui i genitori devono approntare scudi e lance per poterla superare. Non è così. L’adolescenza non si manifesta necessariamente in una ribellione quasi delinquenziale e demenziale. Quei giovani perduti che si vedono in televisione, che arrivano anche ad aggredire fisicamente i genitori, sono questo: casi eccezionali per lo schermo che non riguardano neanche il 15% degli adolescenti in generale. In genere, inoltre, questo tipo di condotta è direttamente correlata a problemi familiari più strutturali che non sono il tema di questo post. Se si è fatto un buon lavoro per formare i figli fin dall’infanzia, la cosa più probabile è che ci sia un adolescente che vive la sua crisi di crescita e i suoi dubbi personali senza sangue né barriere. Considerare l’adolescenza una crisi dalle tinte patologiche non farà altro che far interpretare tutti i comportamenti del figlio come qualcosa di negativo e genererà un atteggiamento difensivo da parte dei genitori. L’adolescenza sì, è una crisi, ma una crisi nella via della maturità. I genitori, come ci dice Gerardo Castillo Ceballos nel suo libro “El adolescente y sus retos: la aventura de hacerse mayor”, “vedendo l’adolescenza come una malattia reprimono condotte che sono normali in questa età e che svolgono una funzione necessaria allo sviluppo personale. Hanno qui origine alcuni atteggiamenti negativi di molti genitori di figli adolescenti: l’autorità impositiva; l’incomprensione; la mancanza di rispetto; l’intolleranza; l’impazienza; la sfiducia. Sono genitori che anziché aiutare i figli a esercitare le nuove capacità (riflessione, senso critico, ragionamento, autonomia morale, intimità, apertura all’amicizia…) si dedicano, con le migliori intenzioni, a ostacolarle. In questo modo non solo ritardano la maturazione dei propri figli, ma provocano situazioni di mancanza di comunicazione e conflitto”.
2. Gli adulti sono guide alpine, non gli escursionisti
L’adolescenza è un processo di costruzione personale. Questo vuol dire che nulla può sostituire il protagonismo dell’adolescente in questa tappa. Anche se i genitori sono artefici dell’educazione dei propri figli, il loro vero compito è essere un’autorità per loro. Qui ci riferiamo all’autorità come quando diciamo “il dottor Rossi è un’autorità in pediatria”, ovvero quando confidiamo pienamente nel criterio del dottor Rossi nel curare un bambino. Non perché Rossi grida o impone, ma perché dimostra con la sua azione professionale di essere competente. Nel caso dei genitori, intendiamo l’autorità come ci dicono Bárbara Sotomayor Rodríguez e Alberto Masó Portabella nel loro libro Padres que dejan huella: cómo ganarse la autoridad y el ser líder de tus hijos, ovvero come “quella competenza che possiedono per portare i propri figli alla maturità”. Per raggiungere questo obiettivo non ci si possono aspettare risultati a breve termine né si può vivere per i figli. Il ruolo di un genitore è essere una guida. “La guida alpina non cammina per gli escursionisti. Sono loro che devono camminare fino ad arrivare a destinazione. La guida non può neanche restare al rifugio e dire agli escursionisti di seguire le sue indicazioni. La guida e gli escursionisti camminano insieme. La differenza è che questo ha più esperienza degli altri”.
3. L’adolescenza e lo tsunami affettivo
Se c’è una cosa che caratterizza l’adolescenza è la “valanga” affettiva che in genere spiazza gli adulti. Nella pubertà l’adolescente inizia a sperimentare cambiamenti fisici che poi si spostano all’intimità, generando crisi di personalità, per poi finire, se è stato compiuto un buon cammino fin dall’inizio, in una tappa di equilibrio ed entusiasmo per la vita. Tutto questo in un periodo di circa 10 anni. In questo “tour dell’escursionista” appaiono risposte esagerate, grida, porte sbattute, pianti e ira che rivoluzionano la convivenza fino a quel momento pacifica. Questa valanga di emozioni si può manifestare anche nel ritrarsi, nell’incomunicabilità e nell’abbattimento.
Ad ogni modo, ciò che conta è sapere che l’adolescente non è impazzito né è posseduto da un entità sconosciuta che ha soppiantato il tenero bambino che si aveva fino a poco prima. Prima di chiamare l’esorcista del quartiere, è raccomandabile cercare di capirlo, accettarlo e saperlo guidare (accompagnarlo). Per fare questo, è compito di ogni genitore o formatore informarsi e cercare aiuto per compiere i passi giusti come guide, creando un ambiente che favorisca l’adattamento del ragazzo. C’è letteratura in abbondanza al riguardo, come non mancano persone qualificate. Quello che non si deve fare è far passare inosservata questa tappa senza sapere come agire. Prevenire è meglio che lamentarsi in seguito, soprattutto se parliamo della vita di un figlio.
4. In famiglia si ama per il fatto di essere 
“Chi può non domandare alla famiglia umana di essere una vera famiglia, una vera comunità, dove si sta amando l’uomo, dove si sta amando ciascuno per il solo titolo che è un uomo, che è quello unico, irripetibile, che è una persona?”. Con queste parole Giovanni Paolo II descrive una realtà che in definitiva non cambia quando quel piccolo bambino che guardava solo attraverso i nostri occhi diventa quell’essere strano che ci sembra più complicato di una formula di fisica quantistica. Ma, come dice bene il testo citato, in famiglia si ama permanentemente per il fatto di essere, di esistere, indipendentemente dal ruolo sociale o professionale. Non è un amore condizionato. È in famiglia che si entra liberamente e con fiducia, lasciando fuori tutte le maschere, perché dentro casa non sono più necessarie. Ed è con quell’amore che si devono amare i figli adolescenti, nonostante le loro grida, le sgarberie o le crisi esistenziali. Perché non si tratta solo di accettarli e quindi amarli con rassegnazione. È qualcosa di più grande: è solo attraverso un amore incondizionato – senza abbandonare la fermezza e l’esigenza – che riusciranno a compiere quel grande passo dall’infanzia all’età adulta in modo armonioso, sentendosi sicuri di sé, con un’autostima salutare e con speranza per il futuro. Amarli non è una cosa che si deve dare loro come premio per la buona condotta. Al contrario. Solo con un amore sereno e maturo da parte dei genitori impareranno ad amare in modo maturo, completo e incondizionato se stessi e il prossimo. Una cosa senz’altro imprescindibile per raggiungere la vera felicità.
  


martedì 14 giugno 2016

L’educazione ai valori difende gli adolescenti dalla depressione



I giovani che preferiscono attività che portano a una gratificazione rapida ma carente di significato sono più soggetti al malessere psicologico.

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Articolo tratto da  aleteia.org
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La sensazione di benessere negli adolescenti, un potente vaccino contro la depressione, potrebbe dipendere dalla ricerca del piacere attraverso i valori tradizionali, come la famiglia, la cultura o la moralità, di fronte ad altre ricompense più immediate ma prive di contenuto e centrate su se stessi. Lo indica uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Il lavoro, guidato da Adriana Galván, esperta nel cervello adolescenziale dell’Università di Los Angeles, suggerisce che gli adolescenti il cui sistema di ricompensa cerebrale risponde maggiormente ad attività che favoriscono l’autorealizzazione corrono meno il rischio di sperimentare sintomi depressivi nel corso della vita. Al contrario, i giovani che preferiscono attività che portano a una gratificazione rapida ma carente di significato sono più soggetti al malessere psicologico.

Si tratta del vecchio dilemma della ricerca della felicità attraverso il piacere immediato (edonismo), potenzialmente pregiudizievole, o a lungo termine e più salutare (eudaimonia), già posto da Aristotele nel IV secolo a.C., anche se questa volta viene rivisto dalla neuroscienza, che sembra far pendere la bilancia a favore delle argomentazioni del filosofo: il benessere psicologico duraturo si ottiene attraverso le attività con un significato e un proposito, come l’aiuto agli altri, la collaborazione con la famiglia e nella cura dei fratelli, l’espressione della gratitudine o la ricerca di obiettivi a lungo termine.

Il cervello di 39 giovani con un’età media di 17 anni ha apportato le prove in uno studio dell’immagine cerebrale che secondo gli autori è il primo a collegare il benessere o il malessere mentale alla predilezione degli adolescenti per le ricompense rispettivamente differite o immediate.

Maggior rischio nell’adolescenza

I sintomi depressivi hanno un picco proprio durante l’adolescenza, in particolare verso i 17-18 anni. Ciò è dovuto in parte al fatto che negli adolescenti il sistema di ricompensa cerebrale, incaricato di processare il piacere, mostra un’attivazione molto superiore rispetto ai bambini e agli adulti, soprattutto quando si associa a condotte a rischio. Per questo, in questa tappa della vita la ricerca di gratificazioni è esacerbata e il rischio di cadere in abitudini inadeguate è più elevato.

I ricercatori guidati dalla Galván affermano tuttavia che si sa poco di come il cervello risponda alle varie forme di ottenere piacere in questa tappa della vita, pur avendo importanti implicazioni sul benessere psicologico futuro. Per questo si sono proposti di verificare come la sensibilità neurale alle ricompense immediate o differite, entrambe associate alla stessa zona del cervello, lo striato ventrale, sia capace di predire nell’adolescenza la comparsa di possibili sintomi depressivi in futuro.

Hanno anche verificato che quando questa zona del cervello si attiva di più di fronte ad attività che promuovono un piacere centrato su se stessi o di fronte a condotte a rischio, la probabilità di sviluppare sintomi depressivi aumenta con il tempo. Quando i giovani sperimentano piacere in comportamenti con un significato più altruista o orientati al raggiungimento di obiettivi, il rischio di malessere psicologico in futuro si riduce.

Sistema di ricompensa

Il motivo potrebbe essere la risposta del sistema di ricompensa. Le attività puramente edonistiche, centrate su se stessi, non apportano strategie per ottenere un benessere duraturo. Esempio di queste fonti di piacere sarebbero il cibo, i videogiochi o lo shopping, tutti capaci di creare dipendenze quando vi si ricorre in modo patologico.

Al contrario, quando il piacere deriva da attività con qualche fine sociale o personale, potrebbe riflettere una motivazione volta a comportamenti che aumentano la sensazione di autostima e non dipendono tanto da fattori esterni quanto da fattori intrinseci alla persona.

Modificare l’intensità della risposta cerebrale degli adolescenti alle varie fonti di piacere non è facile, riconoscono gli autori, visto che può dipendere da fattori genetici. Posto che la risposta del sistema di ricompensa dipende dal contesto, tuttavia, orientarli verso attività provviste di un significato, che favoriscono una sensazione di autocontrollo, competenza, appartenenza al gruppo, connessione sociale e benessere duraturo, li aiuta ad acquisire strategie che garantiscono una migliore salute psicologica e una maggiore stabilità emotiva.